Ennesimo atto di discriminazione

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Qualche giorno fa abbiamo assistito all’ennesimo atto di discriminazione. Hanno assassinato una donna transgender sex worker di 48 anni e alcune testate giornalistiche online riportavano il suo nome anagrafico e le declinazioni maschili.

È stato come assassinarla per una seconda volta. Ora posso capire che la donna non avesse i documenti conformi all’aspetto ma è una questione di dare dignità alla persona. La prima cosa che mi è venuto in mente quando mi hanno segnalato un articolo, è stata fare una ricerca su Google per capire la veridicità della notizia e a malincuore ho notato molti articoli online scritti nella stessa maniera di quello segnalatomi. Mi sono chiesta come sia ancora oggi possibile eppure ricordo che l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Raziale) il 29 aprile dell’anno 2013 fu approvata la strategia nazionale dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, durata un paio d’anni in cui erano presenti 4 sessioni tra cui “Media e Comunicazione – per il contrasto degli stereotipi e dei pregiudizi nella rappresentazione della comunità TLGB che alimentano l’intolleranza, la discriminazione e la violenza, con particolar modo attenzione al contrasto del cosiddetto – discorso d’odio – “ rivolto ai giornalisti e nel caso si desidera dare un’occhiata potete cliccare il link seguente dove troverete del materiale realizzato per la stampa e l’informazione http://www.unar.it/cosa-facciamo/strategie-nazionali/strategia-nazionale-lgbt/.

In seguito il 12 ottobre 2017 il gruppo di lavoro AME (Associazione Medici Endocrinologi) in collaborazione con ALA Milano, ha organizzato il primo convegno nazionale sulla disforia di genere, che si è svolto presso la Sala Conferenze di Palazzo Reale a Milano e furono invitati 100 giornalisti, nel caso desiderate maggiori info: https://www.alamilano.org/convegno-trans-ame-milano-12-ottobre-2017/ .

Penso anche alle altre del territorio nazionale che si sono attivate per svolgere formazioni per contrastare la discriminazione nei confronti di persone tlgb, che quando leggo articoli come quelli pubblicati per dare la notizia dell’assassinio della donna, mi sembra come se tutto il lavoro svolto negli anni vengano spazzati via dalla non attenzione da parte dei giornalisti. Attualmente siamo in attesa in molti l’approvazione della proposta di legge Zan contro l’omotrasfobia e la misogina. Penso però che per dare dignità ad una persona transgender che è venuta mancare nelle condizioni sopra scritte si debba ricorrere al buon senso della persona oltre ad adottare il codice deontologico dei doveri del giornalista, che spesso viene violato. Mi auguro che in un futuro prossimo ci siano giornalisti informati e acculturati che svolgono il proprio lavoro con passione dando dignità alle persone.

 

Antonia Monopoli

scrittrice e attivista transgender