
In effetti sarebbe bastato isolare i sintomatici, i loro contatti e gli asintomatici incappati nel tampone, invitare tutti a vivere con prudenza, senza “sbattere agli arresti domiciliari l’umanità intera, riducendone vasti strati in miseria per una “a” dì troppo”.
Anche perche gli “asintomatici ignoti”, durante il lockdown, hanno continuato a vivere con i conviventi, a lavorare con i colleghi e a fare tutte le cose consentite, rischiando di diffondere il loro carico potenziale di contagio.
Con le riaperture, poi, è noto che gli “asintomatici ignoti” non hanno determinato i disastri paventati, che si spingevano a prevedere decine di migliaia di persone in terapia intensiva. Cosa non avvenuta.
La contagiosità del Coronavirus, come pensavamo in molti, non si è mostrata minore di quelle delle pandemie influenzali, anche se con una maggiore letalità nelle coorti più anziane. La logica conseguenza è che le misure di prevenzione individuali sono le stesse dell’Influenza con una maggiore necessità di isolare i focolai e di proteggere le categorie più a rischio.
Quindi si spera che, aldilà delle stramberie delle riaperture in corso, tutto ciò sia preso in seria considerazione nel caso di una nuova ondata con la stagione fredda, perché un nuovo lockdown generalizzato non sarebbe più umanamente accettabile anche dai più entusiasti della prima ora, che finirebbero per trovare stretto anche il proprio balcone.
Se l’essersi fatti cogliere impreparati può essere invocato per giustificare il primo lockdown, una nuova ondata di panico e di ipocondria sarebbero imperdonabili nel caso di una recrudescenza autunnale.
Silvio Viale
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