Il boom delle Sardine: “Siamo utopisti che credono ancora nella buona politica”

Oltre il 40% degli italiani (43,6) vede con simpatia il movimento delle sardine per frenare l’avanzata sovranista. Un dato di ben tre volte superiore a quanto si registra con i partiti. Il fenomeno delle sardine ha rappresentato un’autentica sorpresa. Una botta di partecipazione diretta dal basso che avrà fatto sobbalzare anche quel Beppe Grillo che tanto puntava sulla democrazia diretta, per poi accontentarsi delle poche migliaia che votano ancora sulla piattaforma Rousseau. Un contesto assolutamente non previsto nemmeno da quegli algoritmi di casa tra i pentastellati.

Il movimento ha avuto il suo incipit con l’appello via Facebook, promosso da quattro trentenni bolognesi, per un flash mob, senza bandiere e simboli di partito, in risposta alla presenza di Salvini a Bologna il 14 novembre. La manifestazione ha avuto un grandissimo successo radunando sotto la pioggia oltre 6000 persone.

Si è poi replicato a Modena e le sardine si sono in pochi giorni espanse su tutto lo Stivale, ponendosi come fattore dirompente e centrale nel dibattito politico. Questo sviluppando anche un manifesto e un calendario di iniziative che culminerà il primo dicembre con l’appuntamento milanese nella tana del lupo.

Gli organizzatori sono entusiasti: “Abbiamo suonato la sveglia”, “una grande manifestazione di partecipazione e non violenza”, e assicurano che le iniziative si slegheranno dalla presenza di Matteo Salvini.

Intanto via social, in piena autonomia, molti simpatizzanti promuovono il coinvolgimento del nuovo movimento che incontra ovunque entusiastici riscontri.
Una variabile impazzita con cui dovrà fare i conti anche il lanciatissimo “capitano”, con la sua flotta di sovranisti che, dopo il successo in Umbria, si apprestava a “liberare” le terre emiliane e romagnole.

Quello che non sarebbero riusciti neanche a immaginare i leader di una sinistra sempre divisa, da personalismi e pochi ideali, è riuscito a realizzarlo a costo zero un gruppo di giovani bolognesi sognatori e terribilmente pragmatici.

Giovani che non hanno avuto bisogno nè di sondaggi, nè di analisi sociologiche dei centri studi per capire che vi era una massa di bolognesi, e non solo, pronti a reagire a una vandea populista sovranista che pareva ormai inarrestabile.

Una tendenza da respingere in quanto portatrice di una cultura di paura e odio pronta a strizzare l’occhio a personaggi come Putin e a movimenti che nell’est, dell’Europa e non solo, stanno purtroppo spopolando con parole d’ordine discriminatorie spesso esplicitamente razziste, omofobe e cariche di antisemitismo. Un contesto antieuropeista che è stato accompagnato dal moltiplicarsi in questi mesi di episodi di violenza animati dalle predette matrici.

Pare evidente che la reazione e la mobilitazione delle “sardine” difficilmente si sarebbe potuta esprimere, o meglio sprigionare come una reazione atomica, attraverso le diverse formazioni della sinistra. Se Zingaretti, Speranza o Renzi e Calenda avessero chiesto di scendere in piazza contro il sovranismo sarebbe stata ben difficile una simile partecipazione e soprattutto mobilitazione dal basso. Per i partiti da tempo è un problema far andare avanti le asfittiche sezioni (dove sono ancora presenti), per non parlare del riempire una piazza. Tutto il dibattito si svolge principalmente sui media. Un mondo della politica che sempre meno appassiona, dominato da urla in tv, con trasmissioni in cui l’aggressione verbale, la denigrazione dell‘avversario, il ripetere frasi come in un mantra delirante, prevalgono su ogni chiara analisi. Inoltre i partiti mostrano sempre più grandi lacune a trovare risposte o almeno chiari indirizzi (un tempo esisteva la programmazione economica) alle grandi questioni del paese e non sembrano in grado di confrontarsi e appassionare in particolare i più giovani.

Ne è conseguito un contesto di disaffezione alla politica, specie a sinistra, dove senza sogni e senza slanci non si va avanti. Una disaffezione che ha via via toccato anche molte persone che rimasero affascinate dalle sirene grilline della prima ora.

Per questo quello raggiunto a Bologna rappresenta un grandissimo risultato politico e sociale specie per una sinistra da tempo in difficoltà.

Con le sardine in piazza si è ridato fiato e speranza puntando sulla partecipazione diretta di una marea di soggetti democratici, progressisti che non si sentono più rappresentati o che trovano difficoltà ad esprimersi in partiti che, specie a sinistra, continuano a moltiplicarsi senza una chiara identità e prospettiva. Non è un caso che i trentenni, promotori del movimento, si definiscano utopisti che credono ancora nella “buona politica con la P maiuscola”. Un contesto che potrebbe far riferimento alla politica sanguigna di Sandro Pertini, mentre la mobilitazione spontanea potrebbe far tornare alla memoria quei “girotondi morettiani” che nel 2002 caratterizzarono le proteste di massa contro Silvio Berlusconi.

I promotori delle Sardine, parafrasando Salvini, hanno presentato il loro decalogo con un: “Cari populisti la festa è finita”. Un manifesto del movimento non violento e di base, che sta girando su whatsApp e sui social, in cui si evidenzia come in piazza vi siano nipoti e nonni, c’è chi ancora non ha mai votato e chi invece ha smesso di farlo dopo molte delusioni, uniti per contrastare la politica di Matteo Salvini e i suoi progetti di “conquista” delle regioni. Ma il dato più importante è il modo con sui il messaggio delle sardine sia stato subito recepito, accettato e diffuso da tante persone provenienti da contesti politici e sociali anche molto diversi. E’ questa la chiave del successo improvviso di questo movimento.

Riportiamo alcuni stralci del documento con cui le sardine diffondono il loro credo sui social:

  • “Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà, per rapire la nostra attenzione scegliendo di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota”
  • “Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare e avete ridicolizzato argomenti serissimi buttando tutto in caciara anche ricorrendo all’insulto in rete”
  • “Adesso ci siamo risvegliati e siete gli unici a dover aver paura. Siamo tanti e molto più forti di voi, ci è bastato guardarci per darci energia”. “Siamo un popolo di persone normali che credono ancora nella politica con la P maiuscola che pensano all’interesse personale solo dopo aver pensato all’interesse di tutti. Siamo pronti a dirvi basta”.

Il decalogo si chiude con una sorta di profezia marinaresca:

“Vi siete spinti troppo lontano dalle vostre acque torbide e dal vostro porto sicuro. Noi siamo le sardine e adesso ci troverete ovunque. Benvenuti in mare aperto. Il pensiero da fastidio anche se chi pensa è muto come un pesce. Un pesce difficile da bloccare perché lo protegge il mare”.

Una nota che sta girando a manetta sui social, incontrando apprezzamento trasversale anche da tanti ex grillini ma soprattutto da ogni sorta di persona stanca di vuoti slogan e tanta aggressività.
E’ evidente come questo movimento sia lontano, se non avverso, ai toni accesi dell’antipolitica che caratterizzarono il boom delle origini dei Cinquestelle.

C’è chi pensa tra i maitre à penser onnipresenti su Retequattro, che si tratti di un piano di una trama espressione del Pd. Tra questi Giorgia Meloni e il suo collega Ignazio La Russa.
Ma la realtà è ben diversa. Non si spiegherebbe altrimenti la rapida diffusione del movimento che sarà presente anche a New York.

I dati delle sardine

In pochi giorni sono nati ben 54 gruppi dall’Emilia alla Sicilia, con una presenza anche a New York. “6000 sardine” è il nome della sua pagina ufficiale su Fb e il marchio è stato registrato del movimento presso l Unione Europea.

Gruppi e contatti hanno raggiunto centinaia di migliaia di follower che, oltre a essere simpatizzanti, rappresentano dei possibili promotori del movimento che, solo grazie alla partecipazione attiva, ha potuto in pochi giorni raggiungere così tante persone pronte a mobilitarsi contro il populismo della Lega e delle destre.

Il saluto sul profilo fb delle sardine è un ben augurante: “Benvenuti in mare aperto”. Un concetto ripreso nella sorta di profezia sfida lanciata dalle sardine nel loro decalogo.

Certo con simili riscontri, tutt’altro che virtuali, si potrebbero ipotizzare e aprire nuovi importanti scenari per chi sta dando spazio a esigenze di mobilitazione che la sinistra non riesce più a soddisfare. Questo in un contesto in cui i principi della buona politica della solidarietà della giustizia sociale, conditi da innovazione ed ecologia, rappresentano cardini che non possono essere messi in discussione. Un livello politico tra modernità e tradizione socialista che funziona sulle ali del web.

E’ grande la soddisfazione che emerge dal commento di Mattia, uno dei quattro promotori: “Era il momento di fare qualcosa ed è stata una grande emozione condivisa” – e aggiunge – “Io sono molto utopico e siamo convinti che da Bologna possa partire una risposta. In tanti cominciano a capire che sia nato qualcosa di nuovo e se tutto parte da qui non è un caso”.

Politica e velocità

Anche quanto successo con le sardine è un ennesimo segno e un’espressione della velocità in politica. Un tempo ci volevano tempi biblici per una riflessione, una scissione, per vedere sviluppata una tendenza politica. Oggi sempre più in tempi molto ristretti si è assistito al boom pentastellato, seguito dal suo declino e dall’inatteso imporsi della Lega come primo partito. Ora in una settimana è esploso a livello nazionale un nuovo soggetto che vola sul web puntando sulle piazze, senza bisogno di sezioni e leader carismatici.