AAA Centrosinistra cerca candidato sindaco

Quella che si annuncia a Torino in vista della prossima estate, è una interessantissima battaglia politica per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale. Interessante non solo localmente, ma anche nazionalmente, come lo furono, a suo tempo, le elezioni del 1993.
La sinistra ha governato la città dal 1993 all’arrivo della Appendino che, come accaduto per il resto d’Italia, ha sconvolto un quadro tendenzialmente bipolare a favore di un inesistente tripolarismo per la cui passeggera affermazione paghiamo da allora il prezzo di una governabilità a schiuma frenata e di un arretramento civile, sociale ed economico che non ha precedenti nel dopoguerra.

Anche per queste ragioni l’occasione offerta dalle prossime comunali sarà interessante. Finalmente infatti il centrodestra, invece di puntare a far perdere il centrosinistra, o comunque a far prevalere la parte di esso più distante dalle sue proposte, sembra intenzionato a dare battaglia in campo aperto per vincere, offrendo una immagine, quella di un imprenditore moderato ed inserito nel contesto economico locale e, non casualmente gradito anche da autorevoli rappresentanti del centrosinistra.

Messo di fronte a questa sfida, forse inattesa, il centrosinistra torinese attraversa una confusa fase di scelta di un proprio profilo unitario, ben evidente nella faticosa selezione di un candidato ed un programma per Torino. In particolare il partito di maggioranza relativa in questo campo, il Pd, non solo non sembra in grado di proporre un percorso condiviso per la coalizione (primarie vs. scelte di partito), ma neppure di risolvere le rivendicazioni correntizie interne. Le ragioni di questa confusione non sono solo locali, ma sono il frutto delle pressioni e delle contraddizioni nazionali che vorrebbero veder confermata anche localmente l’alleanza di governo, per tramite degli emissari vuoi parlamentari, vuoi al governo. In questo quadro anche la ragionevole e, come suo solito acuta, proposta di Chiamparino (Stefano Lo Russo sindaco e Mauro Salizzoni capogruppo, candidati dal Pd) affinatasi nel tempo anche grazie alle reazioni intervenute ed alle altre candidature emerse, pur apparendo al sottoscritto un buon approdo per il Pd, viene messo artatamente in discussione attraverso un gioco di veti correntizi e di invenzioni improponibili di ritorno al passato (candidatura Chiamparino). Questa ipotesi non potrebbe essere più nefasta, confermando negli elettori in libera uscita dai Cinquestelle, come nell’elettorato moderato, l’immagine di una sinistra ancorata ad uno schema che ha funzionato in passato, ma si è trasformata agli occhi dei cittadini, in una sorta di oligarchia irremovibile fatta sempre dagli stessi nomi con padri cui succedono i figli, in una sorta di trasmissione dinastica del potere.
Le PRIMARIE di coalizione, le uniche a mio avviso in grado di favorire l’accordo competitivo delle diverse proposte presenti nel centrosinistra, non casualmente vengono respinte dall’ala più a sinistra della coalizione, sia per la debolezza delle sue proposte, sia per l’affermazione granitica della superiorità delle sintesi che può esprimere il Partito, partito che ormai tende a rappresentare soprattutto le proprie correnti più che i soggetti sociali di riferimento.

Infine una riflessione va fatta sui Cinquestelle che ormai si sfaldano vittime della loro incapacità di trasformare la somma dei NO e dei VAFFA in una proposta di politiche positive per il Piemonte. Sono fenomeni che rimandano tutti alla stessa inadeguatezza del pensiero dell’area sinistra della politica (che a Torino è quella dominante nei Cinquestelle, a differenza di quanto ormai avviene a livello nazionale) che, abbandonata per la propria incapacità di sopportare il cambiamento di paradigma, che aveva visto la luce con il governo Renzi, e perso definitivamente l’abbrivio con la sconfitta del referendum per mancanza di adesione all’innovazione, è ritornata nel confortevole rifugio del vecchio pensiero antagonista che però, giorno dopo giorno, si dimostra il nulla che è.

Resta da segnalare la volenterosa campagna elettorale di Igor Boni, sostenuto da +Europa e dai Radicali, che da mesi attraversa la città raccogliendo problemi e lanciando proposte dalla sua scaletta e dal suo megafono. Lo accompagna un’altrettanto volenterosa Giovanna Giordano con cui hanno costituito un ticket. La loro proposta ha tutte le caratteristiche per essere quella giusta, e per questo personalmente la sostengo. Dalla novità dei protagonisti, alla freschezza e numerosità delle proposte, dalla trasparenza dell’organizzazione alla determinazione e conoscenza della Cosa pubblica. Forse, se una critica può essere mossa, è quella di essersi legati in modo fin troppo certo al carrozzone impantanato del Centrosinistra, sperando di tirarlo fuori dai suoi impasse con le proposte e le primarie. Meglio probabilmente sarebbe far valere il proprio contenuto, ma vitale peso elettorale, non escludendo, in caso di un secondo turno tra destra e sinistra, di destinare il proprio appoggio a chi più e meglio si farà carico del progetto liberale che incarnano.