Vietato rilassarsi, tornare alla normalità per salvare libertà e democrazia

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Il virus esiste, circola e bisogna conviverci nella normalità. Le misure straordinarie, le chiusure generalizzate, l’obbligo generalizzato di stare a casa, che io non temo di chiamare “arresti domiciliari”, con il loro disastro economico, sociale e sanitario, aumentano i divari e mettono a rischio la democrazia.

Bisogna essere ciechi e bari per non vedere che comportamenti meno rigidi non hanno peggiorato mortalità e letalità, aiutando a contenere gli effetti perversi di tipo economico.

La limitazione della libertà di spostamento con i mezzi pubblici (aerei, pullman e treni) obbligando ad utilizzare solo quella automobilistica, aldilà del rispetto o meno delle regole in auto, crea un effetto perverso, mentre nelle città, soprattutto con le scuole aperte, ogni limitazione sarà difficile da mantenere.

Ha ragione il virologo, non si tratta di mesi, perché nella migliore delle ipotesi gli effetti di un vaccino non li vedremo prima di due anni e nel frattempo continueremo ad essere tormentati dalle oscillazioni quotidiane del numero dei casi, dai commenti demenziali su “aumenta” e “scende”, nonché dalle descrizioni catastrofiche cinematografiche in TV delle situazioni degli altri Paesi per condire allarmismi e paranoie.

Ci saranno altri casi? Sì. Ci saranno nuovi picchi? Sì. Ci saranno altri morti? Sì. Serviranno misure di contenimento? Sì. Serviranno le misure individuali? Si. Serviranno le mascherine? Si, ma con buonsenso e senza paranoie. Serviranno lockdown duri generalizzati? No. Servirà l’obbligo di stare a casa? No. In nessun Paese c’è stata o c’è l’apocalisse. L’Italia non è una caserma. Nel 2019 abbiamo avuto 634.000 morti, nel 2020 … vedremo.