D: Perché un festival di questo tipo?

R: Beh… a Bari non esisteva.

D: Volete essere un riferimento per il centro-sud?

R: No, non un riferimento, ma bensì un consolidamento di una rete di festival che portano avanti con il linguaggio del cinema e delle arti un discorso comune e condiviso.

D: Qual’è il vostro pubblico?

R: Il nostro pubblico è un pubblico trasversale, noi cerchiamo volutamente di captare un pubblico vario ed eterogeneo.

D: Difficoltà?

R: Quelle dettate dalla novità… lo spavento verso qualcosa che non si conosce. Ci vuole un tempo medio lungo per sedimentare ed acquisire un pubblico proprio.

D: Però il pubblico c’è e mi pare sia piuttosto partecipe…

R: Sì ma come ho già detto il rapporto tra noi e il pubblico e in costruzione perché molti di questi film non sono di facile lettura e non strizzano l’occhio alla platea; questo è anche il motivo per cui poi si è cercato di proporre dei film che potessero essere più ampi possibili.

D: Il futuro… quali saranno i prossimi passi di BIG?

R: Appuntamenti spalmati nell’anno, per cui BIG diventerà una realtà itinerante, sia dal punto di vista territoriale che temporale.

D: Qual’è stata la risposta delle istituzioni?

R: Assolutamente partecipe e positiva, del resto eravamo supportati dall’ufficio LGBTQI del comune di Bari.

D: Quali pellicole tra le tante segnalereste?

R: Sorry Angel, Bixa Travesty e tutte le pellicole della sezione dedicata al cinema africano.

D: I vostri propositi per la prossima edizione?

R: Confrontarci sempre più con altri festival internazionali, cercando di cogliere le tendenze più rilevanti e stimolanti provenienti da ogni parte del mondo.

D: Siete gratificati?

R: Assolutamente sì, la gratificazione l’abbiamo percepita di giorno in giorno crescere, tanto nel reale quanto nel virtuale dove abbiamo avuto un numero incredibile ed inaspettato di condivisioni. Si è creata una condivisione collettiva della manifestazione che è andata aldilà di ogni più rosea aspettativa.