Migliaia di persone hanno partecipato giovedì 2 giugno alla parata del “Jerusalem Pride”, a Gerusalemme (Israele).
Come tutti gli anni, si tratta di un evento che crea attenzione e attira pesanti critiche dai radicali religiosi del Paese.
La polizia israeliana ha persino arrestato un uomo, sospettato di aver inviato minacce di morte a uno degli organizzatori. Nel messaggio era scritto: “Non consentiremo che la Parata si tenga a Gerusalemme, perchè Gerusalemme è la Città Santa. Farete la fine di Shira Banki”, la liceale israeliana uccisa da un ebreo ortodosso, Yishay Schlissel, nella Gay Parade di Gerusalemme del 2015. Il messaggio era firmato: “I fratelli di Yishai”.
Anche il deputato laburista Gilad Kariv, presidente della Commissione parlamentare per la Giustizia, ha ricevuto minacce di morte. Kariv attribuisce le agitazioni alle crescente incitazioni da parte dei rabbini e mezzi di comunicazione estremisti.
La polizia aveva schierato piu di 2.400 agenti per proteggere i manifestanti e aveva identificato come potenziali individui pericolosi circa 180 partecipanti.
Ma il “Jerusalem Pride” si è svolto comunque, coraggiosamente, con migliaia di partecipanti.
Negli ultimi anni, Israele è diventata una destinazione particolarmente gay-friendly.
Secondo le autorità palestinesi, il governo di Tel Aviv appoggerebbe questi eventi solo per distogliere l’attenzione dagli abusi contro i palestinesi nei Territori occupati.
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