Sta riscontrando grande interesse la mostra “My name is Orson Welles”, in programma da aprile fino al 5 ottobre 2026 a Torino, che si sviluppa sulla rampa elicoidale del Museo Nazionale del Cinema, stupenda struttura espositiva dentro la Mole Antonelliana.
Un grande esposizione con 400 contributi tra foto, disegni, manifesti, documenti anche audiovisivi e installazioni su Orson Wells, poliedrico attore, regista, autentico innovatore e sperimentatore del linguaggio cinematografico radiofonico.

L’expo parte dalla sua carriera hollywoodiana, con quel capolavoro di cinema d’inchiesta chiamato “Quarto Potere”, fino al suo successivo periodo europeo.

Per l’occasione al Cinema Massimo, tempio torinese dei cinefili, proprio a fianco della Mole, è stata programmata una retrospettiva dedicata al genio innovatore che ha rivoluzionato il linguaggio cinematografico.

L’iniziativa ad ampio raggio sul grande regista della Cinémathèque française è curata dal Direttore Frédéric Bonnaud.

La locandina originale di "Citizen Kane" (Quarto Potere"), uscito nei cinema americani nel 1941.
La locandina originale di “Citizen Kane” (Quarto Potere”), uscito nei cinema americani nel 1941.

Tra i tanti contributi presenti nell’allestimento sono presenti tre schermi in tripolina sospesi a 18 metri, dedicati alla celebre sequenza degli specchi de “La signora di Shanghai”, insieme a un’installazione ispirata a “Rosebud” (tradotto in italiano come “Rosabella”: è l’ultima parola sussurrata dal protagonista Charles Foster Kane prima di morire) nel film “Quarto Potere”, il capolavoro realizzato dal regista a 25 anni.

E’ stato anche riprodotto simbolicamente quello studio radiofonico RKO, da cui Orson Wells lanciò il 30 ottobre del 1938 quel famoso allarme sui marziani in arrivo, nel corso dello sceneggiato “La guerra dei mondi”, che spaventò e rimase nell’immaginario collettivo di generazioni.

La trasmissione prendeva spunto da un romanzo pubblicato nel 1897 che si considera uno dei primi della corrente fantascientifica.
Quella paura (poi rivelatasi immaginaria) anticipò la vera paura per la carneficina della Seconda Guerra Mondiale.
La trasmissione sull’invasione marziana in corso contribuì ulteriormente ad esaltare la fama del regista.

Nella mostra sono anche esposte delle tavole di Guido Crepax tratti da “La Storia immortale”, il film scritto e diretto da Wells nel 1968, che riprende i racconti nel libro omonimo scritto nel 1953 da Karen Blixen (l’autrice de “La mia Africa”).

Nella mostra, il fattore innovativo portato da Orson Wells viene evidenziato dal rapporto tra cinema e illusione, inteso come strumento narrativo e percettivo, una delle costanti del percorso di ricerca e di improvvisazione del regista.

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