ELENA SERRA, RIFLESSIONI SU TEATRO & DINTORNI

ELENA SERRA REGISTA, ATTRICE DANZATRICE…
Regista lo sono da più di dieci spettacoli, che sono anche (fortunatamente) andati bene e mi hanno permesso step by step di costruire sempre nuove intersezioni, favorendo la mia crescita professionale. Come attrice, invece, nasco dall’incontro con Marcido Marcidoris e Famosa Mimosa che incontrai dopo aver finito la Royal Academy of Dance. È proprio grazie a questo gruppo teatrale che ho imparato l’uso della bocca come strumento espressivo: ciò ha suscitato in me una fascinazione così grande che alla fine mi ha catapultato sul palcoscenico.

IL SUCCESSO DI PUBBLICO E CRITICA CON TIRESIA COME TE LO SPIEGHI?
La maestosità della Reggia è stata la chiave di volta al tutto, in combinazione al bisogno attuale e reale di stare all’aperto. Se poi ci aggiungi che Tiresia è uno spettacolo privo di snobismo che va dal pop alla danza passando dall’aspetto visivo, questo mix è la ragione del suo successo.

EVA ROBIN’S È STATA IL VOSTRO VALORE AGGIUNTO?
Ben di più di un valore aggiunto, è stata la scintilla che ha catalizzato lo spettacolo.

IN TIRESIA SIETE STATI UN TERZETTO DAVVERO MOLTO AFFIATATO, QUALI SONO STATE LE RAGIONI DI QUESTA ALCHIMIA?
Gli artisti devono essere intelligenti e noi siamo tre persone intelligenti; per cui quando la mente funziona è facile ed immediato entrare in sintonia con l’altro. Purtroppo ci sono situazioni in cui questa alchimia, questo sincronismo non si crea, e “l’imbecille” di turno non si inserisce nel lavoro corale perché non è in grado di comprenderlo.

PROGETTI FUTURI?
Direi un progetto legato alla mia sfera personale, ovvero l’acquisto e riqualificazione di una impresa di ospitalità’ turistica, che tutti i giorni offra arte reale, viva, da far vivere ai propri ospiti. Ad esempio un letto è un letto, ma può essere un’opera d’arte da ammirare e dormirci, una vita con una trasposizione artistica quotidiana.

TORINO E LA CULTURA?
Dov’è? Mi sembra una domanda che non sta in piedi perché la politica ha da tempo abdicato all’idea di processo culturale. Un processo operativo: scopo, tempi intermedi ed obiettivi è un concetto basico ma allo stato attuale sconosciuto. Regnano i bandi e le fondazioni bancarie, una cosa davvero al di fuori di un normale processo democratico. La cabina di regia passa di fatto da chi dovrebbe dirigerla a dei privati, una cosa che io giudico davvero grave ed assai preoccupante.

COME RILANCIARE LA CULTURA A TORINO?
Con investimenti reali e concreti ma senza pensare subito al rientro dei capitali investiti, abbandonare la logica del business fine a sé stesso. L’arte vive un suo status naturale che non può ubbidire esclusivamente alle leggi di mercato… è assurdo ma noi continuiamo a vivere e monetizzare arte prodotta 2000 anni fa e non sosteniamo però quella in divenire. All’estero fortunatamente non è così, e questa differente modalità operativa è sotto gli occhi di tutti.

PERIFERIA E ARTE?
Va bene. come va bene quella in centro. Centro /periferia è un falso problema, il focus reale è un ticket a trentotto euro per uno spettacolo del teatro Stabile, o riuscire ad arrivare coi mezzi pubblici alle Fonderie Limone. Questi sono i problemi reali, il resto è una narrazione che esula dai problemi veri.

LA CULTURA TORINESE VIVRA’ UNA NUOVA STAGIONE DI VITA CULTURALE?
Non credo proprio, vedo un turismo estero o interno fatto di grandi eventi, mostre, musei, esposizioni, etc, ma legato ad una produzione privata non connessa o coordinata con il pubblico.

UNA DOMANDA CHE NON TI HO FATTO E CHE AVRESTI VOLUTO CHE TI FACESSI
Avrei voluto che mi chiedessi del mio cavallo e della mia passione per l’equitazione, Avrei avuto l’occasione di raccontare come il rapporto con lui sia assolutamente educativo. È interessante riflettere come un animale dalla stazza di 700 kg possa ucciderti in qualsiasi momento: altro non è che lo specchio della tua interiorità, più profonda e reale. Una sintesi di accettazione e rispetto che aiuta davvero a crescere e ad entrare in contatto con il proprio io più vero e profondo.