Mentre qui si critica il green e si esalta il culto dell’auto, a Londra centinaia di ciclisti hanno sfilato nudi, o con il corpo dipinto, nei luoghi simbolo della capitale britannica, in sella alle loro biciclette, per difendere la libertà del corpo, anche come “normalizzazione della nudità”, respingere una cultura incentrata sulla dipendenza dal petrolio, denunciando la scarsa sicurezza per la vulnerabilità dei ciclisti
Il World Naked Bike Ride, nato nel 2001 a Saragozza (Spagna), si è distinto per queste pedalate collettive in diversi paesi, da sempre legate a tematiche ambientali. Una filosofia radicale ”No Oil” che rifiuta la dipendenza dai combustibili fossili e l’inquinamento. Questo limitando lo spazio alle automobili nelle città.
Da premettere che questo avviene in una megalopoli come Londra ,dove il traffico automobilistico è già soggetto a forti restrizioni: pedaggi costosi per alcune aree centrali, ferreo rispetto delle emissioni, una velocità consentita di 32 km/h e ampie zone vietate alle automobili. Di fatto, una città di oltre nove milioni di abitanti non può pensare che tutti utilizzino il mezzo privato in uno centro che sarebbe soffocato da traffico e fumo perenne (ma almeno c’è la metropolitana che funziona!).
Da sottolineare come, nel nostro paese e non solo, le nuove onde politiche di estrema destra, ignorino totalmente il discordo ambientale e avversino quelle tematiche green, che rappresentano uno dei punti di forza del progetto di transizione ecologica europea. Per ribadire quella sostenibilità, non a parole, essenziale per vedere il futuro, anche a costo di sfilare gioiosamente nudi o colorati.
I commenti dei leoni da tastiera
Sul clima diciamo “tardo revisionista” anche verso questa iniziativa non sono mancati i commenti ingiuriosi verso i manifestanti. Evidendentemente, il nuovo vento politico ignora le proteste di un tempo (anche con il fisico, la nudità, la provocazione) e le lotte per l’ambiente e per eliminare lo smog.
Ancora oggi, ogni volta che si tenta di rendere una strada ciclabile o non percorribile alle auto, i soliti “conservatori” sono pronti a aizzare la protesta, per poi rendersi conto che in centri urbani di tutta Europa (finchè dura) stanno benissimo senza traffico e i commercianti lavorano lo stesso, senza avere le auto e lo smog davanti la vetrina. Memorabile, in tal senso, fu la lotta di Diego Novelli, sindaco di Torino, per pedonalizzare via Garibaldi.
Alcuni commenti “moralisti e offensivi” dei leoni da tastiera:
“Io li farei arrestare tutti, questi schifosi che impongono la loro nudità per strada, non hanno rispetto per il prossimo, né per se stessi”.
“Facile manifestare cosi, a Londra. Potevano provare a farlo per le vie di Teheran”.
“Pensa che spettacolo vedere le loro balle che toccano la canna del telaio!”.
“Non è divertente, se non avete il fisico e siete dei vecchi bavosi! Ma che succede agli inglesi?”
Vi è anche un pensiero critico verso questa onda di pseudo moralismo:
“Belli i commenti pieni di body shaming, sessismo, omofobia e bigottismo”…
E c’è chi auspica l‘esternalizzazione della protesta (troppo scandalosa):
“Il genere umano sta impazzendo. I nudisti, i neorurali, gli ecologisti, i vegani, gli animalisti e i genderfluid dovrebbero vivere fuori dalle città, in villaggi preistorici…Poi le proteste per meno smog e più sicurezza sulle strade non c’entrano proprio con il nudismo in pubblico”
E, infine, non poteva mancare il seguace del generale:
“Altri voti per il Generale Vannacci! Più in Europa ci saranno sinistronzate del genere, più la gente normale cercherà di difendersi”.
Peccato che non si sia mai sentito Vannacci parlare di green o di Europa, che in fondo detesta, ammirando pienamente il modello putiniano.
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