Ricordo l’estate del 1974: l’esame di maturità e i campionati del mondo in Germania. Soprattutto, le interminabili partite di Subbuteo con i miei fratelli e i miei compagni di liceo. Hegel poteva aspettare, l’Italia di Valcareggi lentamente naufragava, noi ragazzi eravamo impegnati nel nostro mondiale a punta di dito. Io, ovviamente, “avevo” la nazionale brasiliana. Sono nato a San Paolo del Brasile, figlio nipote e pronipote di emigranti: e questo è il mio primo vanto. Il tavolo “buono”, quello del salotto, aveva ormai incorporato il panno verde. Stavamo ore e ore su quei giocatorini dondolanti, fermandoci soltanto per vedere le partite in televisione. In azzurro, giocava il mio idolo bianconero: Pietro Anastasi; nella Seleçao, il mio preferito era il centravanti Leivinha, che era l’idolo del Palmeiras, la mia squadra del cuore nei giorni lucenti della mia infanzia al quartiere Cambuci. E Leivinha, ovviamente, era anche il numero 9 della mia formazione di Subbuteo. Quanti gol riuscivo a fargli realizzare! In special modo, su passaggio di Jair Ventura Filho, meglio noto come Jairzinho, un asso ormai al crepuscolo.
I libri potevano aspettare, gli esami sembravano lontani, avevamo il calcio, quello in tv e quello sul tavolino, a farci sognare. I nostri erano pomeriggi all’insegna del gol, in tutte le sue versioni: perché quando avanzava del tempo, correvamo sui prati vicino a casa, perché a quell’epoca ancora c’erano i prati, per le nostre disfide all’ultimo respiro, con le nostre magliette colorate, i nostri rigori, le punizioni, le reti e le autoreti. Soltanto i richiami delle madri, sul fare del crepuscolo, ci facevano tornare a casa: “Ma quando vi deciderete a studiare, benedetti figli?”
Il Subbuteo era il nostro passatempo, la nostra allegria, il nostro modo di stare insieme, di condividere. Passammo tutti la maturità, la Germania Occidentale conquistò la coppa battendo in finale la straordinaria Olanda del “football totale” e la mia Seleçao non sfigurò sul panno verde. 
Oggi gioco con mio figlio Santiago. Lui è tifoso del Cagliari e, a sinistra, in attacco, schiera sempre Gigi Riva, il breriano “Rombo di tuono”. Io lo sfido con la Juventus o con il Palmeiras. Ci divertiamo, ridiamo e, quasi sempre, vince lui. Il mio dito medio, ormai, è invecchiato, buona per la pensione! Ogni tanto, però, mi riesce qualche tiro ad effetto, proprio come in quel 1974. L’anno in cui Leivinha si sdoppiava per la mia felicità.
Darwin Pastorin