Non si ravvisano particolari reazioni nell’articolato mondo islamico di fronte all’ennesima barbarie talebana, che riprenderà a lapidare a morte in pubblico le donne accusate di adulterio.
E’ il nuovo corso dei talebani di oggi che, pur informati con telefonini e pc, stanno facendo ritornare il paese indietro di secoli, sulla base di un’interpretazione severissima della legge coranica (Sharia).
“Dobbiamo difenderci dalle cattive influenze del Satana occidentale e questo non è che l‘inizio”,  ha affermato il leader supremo Hibatullah Akhundzada, annunciando l’editto shock che di fatto cancella ogni minima libertà e aggrava, oltre ogni limite, la già terribile condizione delle donne afghane, cui è ora impedito anche andare a scuola e lavorare in quasi tutti i settori.

Sogno di libertà delle donne afghane.
Sogno di libertà delle donne afghane.

Questo in un paese poverissimo, in piena crisi economica, in cui riscontra un crescente ruolo della Cina. Un paese il cui governo, non riconosciuto da nessuno stato, ha un limitatissimo accesso a finanziamenti e aiuti internazionali.
Il presente afghano vede le donne – dopo la parentesi sovietica (anni ’79-’89 conclusa con la vittoria dei mujahiddin, con il sostegno occidentale) e la fuga americana nell’estate del 2021 – tornare ad essere solo, di fatto, un soggetto riproduttore, che può muoversi in pubblico solo accompagnato e perennemente coperto dal burqa. Nel mirino dei talebani permangono anche le donne nubili e divorziate.
Un annullamento di diritti e tutele contro le discriminazioni che rende la condizione femminile, già da bambine, in costante peggioramento.
Un quadro a dir poco drammatico che ha fatto seguito a qualche timidissima apertura talebana alla fine della ventennale presenza americana (conflitto aperto a seguito dell’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001), finita rocambolescamente con le scene di disperazione popolare all’aeroporto di Kabul, che colpirono il mondo nell’agosto 2021.
Ora dv’essere durissimo per le donne afghane dover rinunciare a quegli spazi di libertà che fino al 2021 avevano consentito loro di iscriversi anche all’università (frequentate da oltre 100mila studentesse), di lavorare e di essere anche elette nel Parlamento. Una generazione di donne istruite, che potevano anche rinunciare al velo, costretta ora a vivere in una frustrante condizione di debolezza.
Donne coraggiose che, quando i talebani si accingevano a tornare al potere, sono scese in strada per resistere alla restaurazione islamica. Donne che in più occasioni, sfidando la repressione talebana, hanno continuato a protestare contro il burqa e, con ancora più determinazione, contro il divieto di frequentare la scuola.
Una protesta che non ha incontrato l’appoggio di tanti che, pur ostili al regime fondamentalista, sono rimasti legati a schemi tradizionalisti.
Permane così per le donne afghane una condizione di profonda sofferenza che, al momento, non trova vie d’uscita.