Al cinema teatro Baretti di Torino è ancora in uso il dibattito con i protagonisti del film, come nei vecchi e fumosi cineforum di un tempo. Un confronto che per gli aficionados spesso continua davanti al locale.
Diverse proiezioni sono presentate dalla direttrice artistica sezione cinema Cristina Voghera, vera anima della struttura, o dal critico cinematografico Davide Stanzione. Il tutto con il supporto di una dettagliata scheda informativa.
L’occasione si è ripetuta con la pellicola “Soldato Peter”. Un originalissima favola contro la guerra, alla presenza dei due autori Gianfilippo Pedote e Giliano Carli, nell’ambito dell’ormai veterana rassegna di cinema invisibile Portofranco.
Ambientato nella prima guerra mondiale, il film parte da una storia vera che prende spunto da Peter Pan. Questo il nome di un soldato ungherese sepolto nel Sacrario di Monte Grappa (sulla vetta del monte, tra Treviso e Vicenza), insieme ad altri 22mila soldati.
Una tomba sulla quale non mancano mai fiori e sassolini per un giovane, coinvolto in una guerra che non conosce, non capisce e che istintivamente rifiuta.
“Il film è figlio di un furto” ha ammesso, nel suo inequivocabile accento veneto, il coautore Giliano Carli.
“Era il 1998. Entrato in un bar, sfogliavo un giornale di Vicenza e mi colpì il titolo “Trovata l’isola che non c’è del soldato Peter Pan”. Strappai la pagina con l’articolo e da questo è partita la voglia di realizzare un qualcosa su questo giovane”.
Dopo 70 anni, grazie all’ostinazione di un giornalista locale e di una signora dell’ambasciata romena, fu trovato il paese nativo del soldato Peter Pan.
“Di questo soldato ungherese, sepolto nel Grappa”,- 
aggiunge Carli – “si conosceva il nome, ma non il paese d’origine, in quanto si trovava in quelle terre che la Romania, come paese vincitore, aveva annesso dall’Ungheria (per centinaia di chilometri) cambiando i nomi. Colpito da questa storia incredibile, ho contattato Gianfilippo e così si è gradualmente elaborata l’idea di un film”.
E’ questo l’incipit di un lavoro mai violento, su un dramma anche psicologico che fa riflettere, seguendo il viaggio mentale di una sorta di elfo che abbandona la guerra, portandosi dentro di sè la sua storia e il terrore per quanto deve vivere con un fucile in mano.
“Una scelta ispirata a quel Peter Pan letterario che rifiuta un certo tipo di mondo degli adulti, in questo caso quello della guerra”, ha aggiunto il regista Pedote.
Per gli autori si tratta di un canto sommesso contro la guerra che continua a insanguinare il mondo, riaffacciandosi anche in quell’Europa che si illudeva di esserne affrancata. Guerra che colpisce i più deboli, che certo non l’hanno né concepita, né decisa.
Nel film emerge fortissimo il legame con la natura: guerra e disastro ambientale frutti velenosi di uno stesso macabro pensiero”.
La storia dai risvolti quasi fantasy (una fantasy democratica che si sviluppa attraverso una favola introspettiva tra paure, ricordi e natura), parte dalla fuga dalle trincee di un giovane soldato che si avventura sui monti di un territorio italiano che non trova dissimile dai boschi, dagli animali delle sue terre.
Peter è magistralmente interpretato da una ragazza. La giovane attrice di teatro Ondina Quadri. Una scelta che gli autori motivano proprio nel volersi allontanare dall’usuale cliché del soldato macho e impavido. Nel suo viaggio solitario il protagonista manifesta tutta le sue paure e il forte legame con il mondo naturale di cui si sente profondamente far parte. Sentimenti ben espressi nel dialogo con una sorta di fantasma di soldato italiano, che Peter crea con un elmetto e un manto, al quale, dopo le accuse come responsabile della morte del suo migliore amico, rivolge pensieri di comunanza: In fondo anche tu sarai un pastore come me strappato alla sua terra e ai suoi cari che sogni di vedere un giorno il mare”.

Durante la proiezione al cinema-teatro Baretti di Torino.
Durante la proiezione al cinema-teatro Baretti di Torino.

I ricordi del giovane sono oggetto di efficaci riprese in Super8, fatte in Ungheria, con i moniti della mamma e i suoi giochi da bambino. Tutto questo accompagnato da significative rappresentazioni video in live painting dei sogni del protagonista, tra alberi, mostri e paesaggi in continua mutazione, realizzati dal illustratore e live painter biellese Cosimo Miorelli.
“Non volevamo un’animazione tradizionale e ci siamo rivolti a Cosimo per fare in modo che l’immagine reale si potesse trasformare in immagine disegnata con una particolare fluidità. Un passaggio non semplice, ma il risultato è stato convincente”, ha aggiunto con soddisfazione Gianfilippo Pedote.
Il regista ha concluso il confronto con il pubblico affermando: “Volevamo fare un film contro la guerra. Quella guerra, già intorno a noi in luoghi lontani di cui non si parla, che si sta avvicinando. Una posizione difficile da assumere oggi per l’inquietante e orribile senso di ineluttabilità che oggi prevale”.
La visione di questo film mi fatto pensare come tri ricordi che più m’impressionarono da adolescente ci fu il Sacrario di Redipuglia, che custodisce le spoglie di 100mila soldati di quel massacro che fu la prima guerra mondiale.
La visita degli studenti ai sacrari militari può costituire un significativo monito contro spiriti bellicisti mai domati.