Articolo in collaborazione con Torino4Food.com

“Sostenibilità” è probabilmente il termine che ricorre più frequentemente nella narrazione delle imprese gastronomiche, produzioni agroalimentari e menu che, in parte, seguono le tendenze e, in parte, credono sinceramente nel concetto. Per ragionare in modo efficace — e attivo — sulla relazione tra cibo, salute e questioni sociali è stato presentato lunedì 22 gennaio 2024 a Torino il nuovo Centro di Studi e Ricerca sul Cibo Sostenibile. Si tratta di un polo diffuso, suddiviso tra quattro atenei cittadini, che aspira a diventare un punto di riferimento internazionale sul tema e a attrarre finanziamenti per progetti di ricerca e start-up all’avanguardia.

Il Centro avrà sede operativa a Pollenzo, ma sarà collegato non solo all’Università di Scienze Gastronomiche che lo ospita, ma anche all’Università di Torino, al Politecnico di Torino e all’Università del Piemonte Orientale. In questo modo, il Sistema Universitario Piemontese unisce le forze su molte questioni legate a sostenibilità e cibo, sfruttando le competenze complementari dei quattro istituti. Il centro, secondo gli ideatori, sarà un luogo di incontro e coordinamento, un “laboratorio diffuso” che condurrà ricerche e iniziative di formazione, concentrando finanziamenti e promuovendo la creazione di nuove imprese a cura di studenti o alunni. Le due linee guida principali saranno salute e benessere, nonché le ricadute sociali derivanti dal cibo. Si darà quindi particolare enfasi alla formazione, sia attraverso operazioni di divulgazione e sensibilizzazione istituzionale, sia attraverso la formazione per insegnanti e operatori dell’educazione primaria. Un approccio “olistico” organizzato in 11 obiettivi.

L’obiettivo finale del Centro di Studi è la creazione di un nuovo sistema educativo alimentare, così come affermato da Carlo Petrini, già fondatore di Slow Food, dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e futuro Presidente del Centro. Gli interventi ruoteranno attorno a una decina di punti, che vanno dalla promozione della stagionalità e località nell’approvvigionamento del cibo alla riduzione della plastica nelle filiere alimentari, dalla lotta agli sprechi alla promozione dell’utilizzo rigenerativo dei suoli. Successivamente, si mirerà al rafforzamento della biodiversità, all’accorciamento delle catene di produzione e dei trasporti, insieme a iniziative a favore della tracciabilità e della migliore qualificazione dei cibi. Nel documento riassuntivo, sono sottolineati l’impegno per l’educazione alimentare nelle scuole, con particolare attenzione al dialogo tra scienza e saperi tradizionali, la promozione della salute attraverso il cambiamento degli stili di vita e l’attivazione di “politiche del cibo” a livello regionale e locale. Altrettanto interessante è lo sforzo per aumentare l’apporto proteico da fonti alternative alla carne, tema su cui molti chef stanno già riflettendo, con la prospettiva di coinvolgere ancora più professionisti del settore.