Tanti fiori e tanti arcobaleni, nel luogo della sparatoria a Oslo (la capitale della Norvegia), avvenuta nella notte tra venerdi e sabato.
I servizi di sicurezza norvegesi si stanno ormai concentrando sull matrice di “terrorismo islamico” dell’attacco, contro la comunità gay.
Arrestato come presunto colpevole, Zaniar Matapour, un norvegese di 42 anni di origine curdo-iraniana, ha ucciso due uomini (di 50 e 60 anni, clienti di un locale gay-friendly) e ferito altre 21 persone, di cui dieci gravi, ma non in pericolo di vita.
Sul luogo del crimine, sabato, testimoniare la vicinanza della Corona e di Re Harald, e per deposittare un mazzo di fiori, si è recato anche il Principe ereditario norvegese, Haakon, con la moglie Mette-Marit.
“È importante difendere ciò che siamo. la Norvegia è un Paese in cui è permesso amare chi si vuole e stare con chi si vuole. Pensavamo fosse ormai un dato di fatto per il nostro Paese, ma non è cosi, purtroppo: lo abbiamo visto di persona. È importante continuare a difendere i diritti e i valori”.
La tragedia di Oslo ha suscitato sgomento in tutta la comunità gay norvegese: subito annullato il Pride previsto per sabato pomeriggio e che, per la prima volta, sarebbe stato trasmesso integralmente dalla Televisione di Stato norvegese.
Manifestazioni di solidarietà sono giunte in Norvegia da numerose comunità LGBTQ+ di tutta Europa.
L’assassino voleva proprio colpire il “Mondo Arcobaleno”.
L’orgoglio di Oslo resiste.