D: In questi giorni la politica, prima locale e poi nazionale, ha dato risalto a questa disfida della sventura in merito alla lotta per la destinazione fondi tra minoranze…

R: Esatto… nessun fondo per il sostegno alle attività a favore del mondo LGBT mentre si sostengono sostengono i non vedenti – cosa tra l’altro a cui non sono certamente contrario – ma sono contrario alla politica della contrapposizione, divisiva, voluta da Marrone&Co… Quella del cdx che criminalizza la vittima e mette sempre uno contro un altro, dal sessismo (abbigliamento femminile), l’omofobia (il comportamento dei gay), razzismo (comportamento migranti) dove non vince mai una visione sociale di insieme ma solo quella pretestuosa dello scontro diretto fine a se stesso.

D: Ma alla fine i sordi ne sarebbero i beneficiari se le risorse venissero sottratte al mondo LGBT?

R: I soldi e i mezzi ci sono per sostenere la riconferma delle stesse risorse… per loro “tagliare” è un modo come un altro per ammettere inconsciamente l’incapacità ad affrontare la complessità dei tempi, perciò il messaggio semplice del taglio allo spreco viaggia su pari passo con quello che ho detto poco prima. Insomma permettetemi di dire “se vi fosse più cultura non vi sarebbe bisogno di muri”.

D: Si dice che fate del “Boldrinismo” e usiate un linguaggio radical-chic…

R: Detto da chi ogni giorno usa le parole, per evidenziare le differenze, suona quasi come un complimento e l’uso oltre ad avere valenza “spesso” divisiva si accompagna ad una dietrologia dispregiativa, spesso mirata a creare divisione sociale.

D: Come si dialoga con una società complessa?

R: Lo si fa dialogando con essa, attraverso la soddisfazione degli umani basilari bisogni a cui tutti hanno umano diritto, per cui bisogna lottare contro lo sfruttamento dei lavoratori, molto spesso passando pure per benefattore dell’umanità. Si parla tanto di questi famosi “500 euro” del reddito di cittadinanza, che sembrano un incentivo per non andare a lavorare, ma se prima di dire cose come queste pensassimo alla qualità del lavoro che si offre e ai salari ingiusti e inadeguati?

D: Quanto è socialmente importante il riappropriarsi del proprio tempo?

R: Lavoro, sonno e poi tutto il resto, vita affettiva inclusa, è ora di rompere lo schema. Bisogna ridistribuire il tempo di vita, solo così il lavoro medesimo torna ad acquisire una nuova dignità… Vita, qualità di essa (lavoro incluso), sono le vere sfide del futuro prossimo venturo.

D: E’ più facile immaginare la fine del mondo o del capitalismo?

R: (Forse) la fine del mondo. Ora che il capitalismo è pure riuscito a darsi un volto umano e benefattore, creando icone dei suoi interpreti ed arrivando al paradosso che gli “esclusi”, coloro che dovrebbero combatterli, rompano vetrine per acquisire i beni di successo che gli danno una pseudo inclusione sociale, attraverso un branco che lo omologa su vincenti ..

D: Una città più aperta e più “open mind” è un sogno possibile?

R: E’ possibile… Bisogna operare sulle grandi occasioni perdute, una tra tutte i murazzi, il non riuscire a valorizzare uno spazio che è stato un vero “melting-pot” di un paio di generazioni. Ci vuole un connubio di persone e risorse che lo rendano un nuovo laboratorio urbano accogliente, una vera perla di una città che sia sempre più accogliente e meno luogo atto solo a formarsi per poi trasferirsi altrove.

D: Sicurezza-lavoro in Piemonte?

R: Tele-Cirio non prevede questo palinsesto ma prevede di parlare, non tanto di investimenti seri inerenti al PRR, ma di vacanze per super vip sulle alpi, tra Heli-sky e battute di caccia. Il mondo nudo cambia, tutto muta, ma loro rimangono sempre fermi ad una realtà loro e soltanto loro.

D: Piemonte regione sempre più Green?

R: In primis bisogna evitare fiumi di risorse sulle idee sbagliate di ieri, oltre al fatto di non volere aprire un dibattito pubblico, ma “vivacchiando” tra bretelle e rotonde o mettendo giù un supermarket qua e la. L’anno prossimo saremo maglia nera per consumo di suolo, duecentomila mq Amazon ad Orbassano, 70mila mq Pam ad Alessandria e centomila mq il Conad di Fossano. Peccato che vi siano spazi vuoti ed inutilizzati che potevano venire riqualificati. Questa è chiaramente una visione dello spazio territoriale usa e getta… Comunque tranquilli perché questo è solo l’antipasto di quello che verrà.