Sabato 13 e Domenica 14 Novembre sono tutte in scena, sull’amato palcoscenico del Teatro Kismet a Bari.

La evǝditalia, la mia Eva Robin’s, la creatura che mi ha insegnato in anni non facili come essere trans non fosse niente di innaturale, anzi.

Poi c’è l’evǝ misteriosa di Julie J. un’anima straordinaria, giovanissima, newyorkese, che ho avuto la fortuna di conoscere grazie a La MaMa durante il simposio annuale a cui mi invitarono qualche anno fa. Fu grazie a David Diamond e Adriana Garbagnati, l’occasione per conoscere un gruppo di strepitosi attori d’oltreoceano.

Poi c’è la donna, la eva eva, la eva che ti aspetti, la mia compagna di una vita artistica ormai lunghissima per entrambi: Patrizia Bernardi e c’è anche l’evǝ barbuta di Saverio Peschechera, l’inutile-essenziale della mia vita creativa che sembra la copia di barbette.

Ci sono le evǝ giovani di Anas Arqawi e Met Decay che sono brecce di un altro tempo proiettato in un futuro che non so forse più conoscere ma su tutte ci sono le evǝ a cui dedico questo lavoro.

Le evǝ che non nascono da costole di adami, le evǝ che sono mia madre, col suo femminismo altoborghese; che sono le persone, indipendentemente dal loro sesso, che sanno riconoscere che viviamo costretti dentro un teorema che ha il sapore di una grande bugia.

Ce lo svela un’altra evǝ, joclifford, autrice di questo testo a cui ho rubato parole bellissime, figlie di una rabbia lucida che ha un ritmo da stand-up e che si trasforma in comizio politico contro il tempo orrendo che stiamo vivendo.

Poi ci sono io, una evǝstonata, chiusa nella sua quinta quarantena forzata, che prova a dirigere un lavoro attraverso il computer che in questi ultimi due anni ha scandito ogni aspetto della vita.

Bari, Cagliari, Berlino ci aspettano se facciamo in tempo prima che sia di nuovo notte fonda… poi il 2022.