Innanzi tutto è necessario un chiarimento: di cosa parliamo quando parliamo di riuso (o riutilizzo)?

Parliamo di trattamento di oggetti, merci, ora anche in senso estensivo alimenti, cui allungare il ciclo vitale in mille modi diversi, insomma parliamo della seconda vita delle cose.

Nella gerarchia delle R della Unione Europea il Riuso, è la seconda, dopo la Riduzione dei consumi ed è quella su cui intervenire per allargarla e incentivarla è meno complesso e oneroso.

Torino è la capitale italiana del riuso e non lo sa.

In città abbiamo il Mercato delle Pulci più antico d’Italia, il Balon, la prima area di Libero Scambio istituita in Italia, oggi in Via Carcano, un importante Centro per il Riuso, un’alleanza regionale unica nel suo genere, il Tavolo del Riuso, la sede nazionale della rete nazionale degli operatori dell’usato, Rete ONU.

A Torino operano inoltre decine di imprenditori e commercianti che investono nel riutilizzo: qui ha sede una delle più importanti catene di contoterzisti, imprenditori che in tutta Italia vendono merci usate per conto dei cittadini; ha sede nell’area metropolitana un’azienda che recupera RAEE trasformandoli in AEE (cioè lavatrici e così via che da rifiuti diventano beni usati); abbiamo inoltre in città decine di iniziative dedicate al riutilizzo di abiti, oggetti, arredi, biciclette con scopi solidali e benefici. Sono nate in città iniziative sperimentali come celocelo e Mercato Circolare.

Infine, ultimo ma non certo meno importante, qui si è sviluppato e ingrandito durante la pandemia Torino Salvavacibo, l’alleanza di soggetti che recupera alimenti dai mercati cittadini, attraverso Repopp e gli Ecomori, e li distribuisce a ventinaia di famiglie e di persone ogni giorno.

La ricchezza di soggetti ha destato l’attenzione e il sostegno di una fondazione ex bancaria ma non ha trovato finora un supporto certo e deciso dell’Amministrazione, al di là di qualche approccio interlocutorio e di un sostegno alla raccolta di alimenti nei mercati.

Al contrario è necessario, vitale, che un settore che non ha bisogno di investimenti industriali ma che è uno dei cardini di una autentica economia circolare, sia appoggiato nella sua interezza dall’Amministrazione.

Il riutilizzo è innanzi tutto una questione culturale, che deve essere insegnata a partire dalle scuole, che va affrontato scoprendo i tesori presenti nei nostri rifiuti, che deve portare a salvare  dai rifiuti stessi migliaia di tonnellate di merci ogni anno, indirizzandoli al riuso prima che diventino rifiuti.

Un mercatino dell’usato settimanale evita il conferimento a rifiuto di circa mille (1000!) tonnellate ogni anno, se moltiplicate questa cifra per le decine di iniziative settimanali in città vi rendete conto del contributo ambientale che ognuno di noi può dare regalando, cedendo, offrendo e non gettando via le cose che non vuole più utilizzare.

Il riutilizzo deve essere promosso, sostenuto, insegnato in ogni sua forma a Torino, attraverso le scuole, i mercatini, il sostegno agli operatori e agli imprenditori.

 

*Alessandro STILLO, operatore culturale, impegnato per anni come dirigente Arci, tra gli ideatori della Biennale Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo (BJCEM), di cui è stato Segretario Generale fino al 2011, poi Direttore Artistico del Padiglione della Società Civile, Cascina Triulza, in Expo Milano 2015.

Ha collaborato con Paratissima tra il 2012 e il 2015.

Fa parte della Comunità Creativa di Cavallerizza dal 2017, ha partecipato alla realizzazione delle edizioni 2 e 3 di HERE ed è tra i fondatori del Comitato Cavallerizza 14:45.

Dal 2001, anno di fondazione, fa parte del Direttivo di ViviBalon associazione che gestisce il Libero Scambio a Torino e fa parte del Tavolo del Riuso.

Oggi è Project Manager di Barriera in Divenire – Casa Bottega con l’Associazione Responsability.

E’ Presidente di Rete ONU, la rete degli Operatori Nazionali dell’Usato.