Francesco Tresso: identità e differenze un bene comune

D: Perchè Francesco Tresso?

R: Perchè sono uno che ha maturato esperienze e capacità in altri contesti ed ora vuole mettere a servizio della città le proprie conoscenze.

D: Per poco non vinci le primarie… per merito tuo o demerito degli avversari?

R: Tutte e due le cose, davvero per ambedue è stato un autentico mix, una novità in merito al “piattume” dei miei avversari portando una ventata di novità e dall’altra sicuramente l’aver rappresentato la discontinuità e così esser riuscito ad intercettare e coinvolgere realtà nuove poco vicine alla politica tradizionale.

D: Quale modello di cultura sostenibile per la nostra città?

R: A cavallo del Covid è giunto il momento di fare una politica con bandi semplici ed accessibili, che permettano una proliferazione di produzioni. Dicendo questo penso a “Torino capitale del pensiero musicale”, iniziativa nata e condivisa con Max Casacci, per poter stimolare una crescita del comparto musica ma anche riqualificare gli spazi. Tutte queste cose vanno tenute intese anche da infrastrutture come i trasporti ed proprio qui che si deve lavorare perchè le iniziative conoscono successo quando sono il frutto di varie realtà che operativamente intervengono tra loro.

D: Esaltare e promuovere l’inclusività…

R: Assolutamente sì, sui diritti non ci si deve spostare di un millimetro, dai diritti LGBT ai migranti a tutti coloro che soffrono per problematiche legate all’emarginazione, noi si ha il dovere morale di intervenire ed intervenire per chiunque lo necessiti. Una politica virtuosa non può tollerare l’assoluta assenza di diritto dei CPR o l’omofobia.

D: Sviluppo operativo della città?

R: Far di Torino un posto assolutamente accogliente nonchè punto di definitivo approdo per gli studenti che hanno studiato qui da noi; aumento di convenzioni e agevolazioni al terzo settore ed al suo indotto, interazioni tra spazi dei nostri vari quartieri in modo da realizzare una opportunità accessibile di fatto al maggior numero di persone possibile e grazie a questo processo le periferie diventeranno un valore aggiunto che saranno come delle cerniere delle territorialità. Inoltre ogni processo che la città andrà a fare nei prossimi anni dovrà aver bisogno di essere ambientalmente sostenibile.

D: Docks Dora un occasione perduta?

R: Perduta, ma su cui bisogna tornare per renderla un area che torni ad essere viva anche la notte. La città H 24 ha bisogno di uno spazio così ed è ora che si inizi a vedere la “movida” come una economia reale e con un suo preciso indotto. I DOCKS DORA sono una delle diverse isole adatte al nightclubbing, una vita diurna ed una notturna con le sue economie.

D: Marchisio, Casacci Verri, Grimaldi, … Cosa centrano tra loro?

R: E’ l’Ulivo in salsa sabauda, il prodotto di uno sforzo comune che travalica anche le idee, una risposta più dinamica ed agile di quella offerta dall’attuale PD. Un modo operativo che cerca idee ed operatività oltre gli schemi.

D: Murazzi, Cacao, Fluido… tre questioni in stand-by…

R: Velocizzare, velocizzare e ancora velocizzare. La burocrazia è stata ed è la peggior risposta a situazioni come queste.

D: Torino città dell’inclusione…

R: Da sempre siamo terra di immigrazione interna e non e questa varietà è uno dei nostri punti di forza, ma per sfruttare al meglio questa nostra caratteristica ci vuole una regia che sappia aver visioni coraggiose di sviluppo.

D: Perchè votare “Torino Domani”?

R: Perchè è un laboratorio politico dinamico ed in divenire, che cerca di avvicinare persone competenti e con voglia di mettersi “in gioco” del nostro territorio, per dare una nuova spinta alla nostra città e ai suoi beni comuni.