Star immortali: Milva

Maria Ilva Biolcati in arte Milva è stata una cantante e un’attrice italiana, nata a Goro, il 17 Luglio 1939, la straordinaria interprete emiliana, per seri motivi di salute, si era vista costretta suo malgrado a ritirarsi dalle scene nel 2010, nonostante avesse voluto con tenacia donarsi al suo amato pubblico fino all’età di 71 anni. Milva è uscita per l’ultima volta dal grande palcoscenico della vita a 81 anni, il 23 Aprile 2021 a Milano, per una rilevante malattia neurologica degenerativa. 

Benché gli esordi della lunga carriera della giovanissima Milva furono nelle balere del ferrarese, con il nome d’arte Sabrina, lei grazie alle capacità duttili del suo canto molto personale e preciso, e una voce di contralto diventò fin dagli inizi degli anni ‘60 un personaggio femminile principale della canzone d’autore del Bel Paese.

Milva vince in Rai nel 1959, un concorso per voci nuove su 7600 partecipanti, nel 1961 partecipa al suo primo Festival di Sanremo, al quale ne seguiranno poi altri 14, e guadagna il terzo posto sul podio della kermesse con “Il mare nel cassetto”, in quel periodo viene soprannominata la “Pantera di Goro”; qualche mese dopo vince la manifestazione “Giugno della Canzone Napoletana”  con il brano “Credere” in coppia con Nunzio Gallo, ma prende anche il secondo premio con la canzone “Mela verde” scritta proprio per lei da Marotta e Mazzocco. Nel 1961 Milva sposa anche il regista Maurizio Corgnati conosciuto alla Rai di Torino e di 22 anni più grande di lei, che l’avvicina a una profondità e a un mondo culturale, che in qualche modo influenza positivamente la cantante, che nel tempo le sue poliedriche potenzialità.

Nel ’62 la Pantera di Goro ritorna in coppia con Sergio Bruni e vince il secondo posto a Sanremo con “Tango italiano”, che la porta direttamente all’Olimpia di Parigi dove la chiama Bruno Coquatrix, quel debutto francese segna una posizione più internazionale per Milva, che si concede così di avvicinarsi ad un repertorio ricercato, e incide in vinile la prima versione di “Bella ciao” e due LP : “Le canzoni del Tabarin” e “Canti della libertà”.

Milva in quegli anni fa un passaggio tra la casa discografica di Stato Cetra e la Ricordi, la quale le permette contemporaneamente di continuare a lavorare sulla musica leggera che la manteneva popolare in Italia mantenendo i guadagni, e su lavori di spessore più impegnativi per un pubblico di nicchia. La cantante ama sperimentare e mettere in gioco tutte le sue potenzialità, e infatti si avvicina anche al teatro brillante con Gino Bramieri e David Riondino, solo dopo un po’ di sana gavetta attoriale si avvicina a Giorgio Strehler, per specializzarsi in modo eccellente nel teatro brechtiano, dal quale nascono quattro appassionati album dedicati alle canzoni del principale drammaturgo tedesco del Novecento, oltre che regista e poeta Bertolt Brecht; da lì vengono concepiti numerosi recital teatrali che porta in tutto il mondo, anche per via della sua capacità di apprendimento delle lingue.

In una carriera durata oltre mezzo secolo, Milva con i suoi 173 album detiene il record di artista italiana che ne ha prodotti maggiormente, tra le più famose canzoni si trova la stupenda “Milord”, tratta dal repertorio di Édith Piaf, poi la cover de “La filanda” della grande Amália Rodrigues, l’indimenticabile “Alexander Platz” ad opera di Franco Battiato che nel 1981 crea il suo più grande successo commerciale “Milva e dintorni”;

raggiunge il terzo posto al Festival di Sanremo del ’68 “Canzone”di Don Backy, la meravigliosa “Dicono di me” cover di “To the Unknown Man”, tra i maggiori successi de “la rossa” c’è un album del ’72 dal titolo “Dedicato a Milva da Ennio Morricone” firmato appunto dal grandissimo maestro italiano;

del ’79 “Alla mia età” un disco impegnato con dei testi di Seferis premio Nobel greco, e le musiche di Mikis Theodorakis; nel 1980La rossa” dall’omonima canzone scritta per lei da Enzo Jannacci, sia per il colore dei suoi splendidi e lunghi capelli rossi, che per la fede politica esternata in vari modi, titolo del brano con cui viene anche identificata.

Nuovamente nell’’85 Milva compie una svolta canora e musicale, con il singolo “Marinero” con il quale riscuote successo anche all’estero, incluso nelle sonorità più elettroniche dell’album arrangiato e prodotto  Bigazzi, Savio e Raf  intitolato “Corpo a corpo” ; in seguito nel 1986 pubblica l’album “Tra due sogni

prodotto dal pianista e polistrumentista greco Vangelis.

La Pantera di Goro rientra alla ribalta delle musica leggera nel 1989 con il secondo grande successo prodotto e firmato da Franco BattiatoSvegliando l’amante che dorme”, un successo ottimo pubblicato anche in Germania, col titolo “Eine erfundene”, mentre in Spagna come “Una historia inventada”, e in Giappone intitolato “Geschichte”.

La stacanovista Milva, spinge e ricerca accostandosi alla nostalgica atmosfera dei barrios, si accosta a quella ballata nata dallo slang inventato dagli immigrati italiani carcerati, danzato nei sobborghi, dalle prostitute per sedurre nei bordelli e nei porti, o nei poveri quartieri di Montevideo e Buenos Aires, fondendosi così “la rossa” in quella miscela ibrida di ritmi africani, americani, europei e latino americani, che è il tango, diventando lei una delle interpreti preferite dello strumentista d’avanguardia argentino Astor Piazzolla, uno dei più importanti musicisti del XX secolo; un Piazzolla definito “l’assassino del tango” perché un innovatore del nuevo tango, che fonde con il jazz di New Orleans, lui ama la passionalità di Milva, l’energia, la capacità di tenere la scena, il suo rispetto per la musica, e la puntualità di una tedesca, insieme fanno un tour, lui le dedica “Maria de Buenos Aires” che incanta anche gli argentini più critici legati al loro classico tango, ma il loro sarà anche un trionfo francese con la competente regia di Filippo Crivelli, che fu anche assistente per la prosa di Luchino Visconti e Michelangelo Antonioni, e che ha collaborato in molti recital di Milva, che aveva conosciuto alla Piccola Scala dove era sato colpito  dalla sua “voce sublime e formidabile intuito musicale”.

Negli anni ’90 la Pantera di Goro torna al festival sanremese, con la canzone “Uomini addosso”, e congegna la sua rentrèe teatrale diretta da registi di altissimo livello come Mario Missiroli Giancarlo Sepe, Marcello Panni e Terence Rattigan; nella stagione 95/97  al Piccolo di Milano, Milva fa un ritorno esaltante e faticoso imparando 22 canzoni in una settimana, per cantare un Brecht giovanissimo e tenero, che non parla di politica bensì d’amore, per lo spettacolo “Non sempre splende la luna”, quello che sarà l’ultima fatica e regia di Giorgio Strehler che morirà.

Dopo “Volpe d’amore” che incide in collaborazione con Thanos Mikroutsikos poeta e politico greco, canterà “Mia bella Napoli”, e l’album “Fammi luce – Milva ha incontrato Shinji” in collaborazione col musicista giapponese Shinji Tanimura; quasi contestualmente fa un passaggio notevole della canzone francese con gli album “La chanson française” e “Cafè chantant

Negli anni 2000 tra i vari impegni realizza un album solo con le liriche della mitica poetessa Alda Merini, che vengono musicate da Giovanni Nuti, poi nel 2007 l’ultima volta a Sanremo con la canzone “The Show Must Go On” del bravo Giorgio Faletti; poi nel 2009 viene insignita del titolo di Cavaliere della Legion d’Onore, e ancora una volta Franco Battiato scrive e produce per lei “Non conosco nessun Patrizio” che raggiunge la top 20, con questo successo Milva annuncia di ritirarsi dagli eventi dal vivo dicendo: “Ritengo che proprio questa speciale combinazione di capacità, versatilità e passione sia stato il mio dono più prezioso e memorabile al pubblico e alla musica che ho interpretato e per quello voglio essere ricordata. Oggi questa magica e difficile combinazione forse non mi è più accessibile: per questo, dato qualche sbalzo di pressione, una sciatalgia a volte assai dolorosa, qualche affanno metabolico; e, soprattutto, dati gli inevitabili veli che l’età dispiega sia sulle corde vocali sia sulla prontezza di riflessi, l’energia e la capacità di resistenza e di fatica, ho deciso di abbandonare definitivamente le scene e fare un passo indietro in direzione della sala d’incisione, da dove posso continuare ad offrire ancora un contributo pregevole e sofisticato.”

Durante il Festival di Sanremo 2018 finalmente le viene assegnato il “Premio alla carriera”, reclamato a gran voce dai suoi milioni di fan in tutto il mondo attraverso i social, sollecitati dall’idea avuta da Cristiano Malgioglio, ma non è Milva a ritirarlo, ma la figlia Martina Corgnati.

Dopo l’ultima intervista rilasciata da Milva al Corriere della Sera, riappare con un cameo nel 2020, per sostenere l’emergenza da COVID-19 nel videoclip della canzone “Domani è primavera” di Dario Gay.

Osannata in tutto il pianeta la formidabile Milva, non è però solo una grandiosa interprete, ma anche una donna, che come quasi racconta il brano “Uomini addosso”, nonostante la bellezza, l’intelligenza, la classe, l’eleganza e l’indiscusso charme, forse non ha avuto molta fortuna in amore, pur essendo stata amata, ambita, ammirata e desiderata: il suo primo grande amore Maurizio Corgnati produttore discografico e regista, l’unico uomo che ha sposato e dal quale ha avuto una figlia muore di malattia nel ‘ 92, “la rossa” di lui diceva con rammarico “penso alla morte di mio marito Maurizio Corgnati, che non ho saputo amare abbastanza, che ho fatto tanto soffrire”, sosteneva anche di aver convissuto solo con suo marito per otto anni, durante i quali non si erano mai separati neanche una notte, e affermava di pensare spesso alla morte, inoltre ribadiva “oggi ho bisogno di spazi miei, nessuno può togliermeli. Con nessun altro dopo di lui ha voluto avere un rapporto di convivenza.”.

L’attore Mario Piave, per il quale la passionaria Milva aveva perso la testa, e in preda all’ira aveva lasciato Corgnati, portando via con sé la loro bambina, poi venne ucciso nella sua auto a Roma, con cinque colpi di pistola in oscure circostanze a soli quarant’anni, e con due tentati suicidi in precedenza, e benché la loro storia travagliata fosse finita da anni, quella morte così nefasta la devastò per lungo tempo.

La Pantera di Goro a partire dagli anni ’70 vive una relazione di 15 anni con il filosofo Massimo Gallerani , che forse è stato l’ amore più grande nella vita di Milva, lo riteneva “bello, intelligente e speciale”, ma forse era solo un uomo come tanti altri, che la tradisce con una donna più giovane di lei, e nel 1989 la lascia, Milva prova un dolore immenso e cade in una depressione profonda per quasi due anni incolpandosi “Rimpiango tutto il tempo che ho dedicato alla carriera rubandolo all’ amore”, dichiarava nelle interviste tormentata dai rimpianti.

Milva vive una love story di cinque anni con l’attore e doppiatore Gigi Pistilli, purtroppo il 21 Aprile del 1996 quest’ultimo si suicida impiccandosi, e malgrado la loro relazione era già stata chiusa, lui lascia una lettera nella quale gli chiede perdono, e si scusa con la cantante per degli sfoghi avuti durante delle dichiarazioni ai giornalisti.

Decisamente immani tutte queste incredibili sofferenze per una donna sola, quella donna che agli esordi era una giovinetta con poca grazia, magra, non ritenuta tanto attraente neanche dai suoi impresari, che le facevano imbottire il reggiseno, la ingoffavano con maglie e triple calzamaglie di lana per dargli più corpo, e che molto dopo camminando accanto a suo marito Corgnati, e forse anche accanto a Piave, lei camaleontica a quarant’anni cambia pelle, si trasforma, punta sui suoi difetti lavorandoci sopra, e con Brecht oltre a raggiungere il successo internazionale diventa incredibilmente bella, seducente e sexy, e diventa diva, diventa una star.  Nel tempo confessa: “La vera meta della mia vita, la più importante, è stata quella di vivere senza un uomo”, anche di Corgnati dirà: “L’ho sposato, voluto e, alla fine, lasciato. In fondo, tra noi due, l’uomo vero ero io”.

Di fatto Milva, negli ultimi anni della sua vita ha continuato a vivere senza un uomo come desiderava, nella sua casa nel cuore di Milano, accanto a lei la sua inseparabile segretaria Edith, che si è presa cura di lei, come ha fatto anche sua figlia Martina Corgnati, nota critica e storica dell’arte, laureata sia in Lettere Moderne con indirizzo artistico, che in Storia, che ha conseguito forse seguendo più le orme del padre che quelle della madre.

Gli artisti del calibro di Milva sopravvivono a loro stessi, le sue canzoni, i suoi recital, le sue ballate della libertà, i canti della resistenza, le magnifiche interpretazioni di Brecht resteranno a disposizione dell’umanità ancora per molto tempo, e tutti i suoi fan in cuor loro sogneranno ogni tanto quell’esile creatura, dalle leggiadre movenze, dalla voce a tratti roca, dalla lunga chioma rossa, e lei…lei sempre fascinosa canterà: “M’innamorerò, m’innamoro sempre”.