Caos trasporti Piemonte

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Vi ricordate di Ennio Flaiano? Un pescarese brillante, scrittore, saggista, giornalista e soprattutto umorista la cui straordinaria ironia, mai come oggi, si rivela attuale “La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”

Caos sui bus che, per non farci mancare nulla, sempre più spesso vanno a fuoco.
L’ultimo episodio martedì scorso: un autobus che trasportava oltre 40 studenti si è improvvisamente incendiato nei pressi della straordinariamente bella Torre Canavese e solo per la prontezza dell’autista nessuno si è fatto male.

I sindacati canavesani, più di un anno fa ormai, avevano denunciato l’intollerabile vetustà del parco mezzi circolante – il mezzo andato a fuoco pochi giorni fa aveva oltre 20 anni – e durante un interessante convegno sulla mobilità sostenibile gli Assessori regionali annunciarono l’acquisto di oltre 200 autobus nuovi. Ad oggi – sono trascorsi più di 8 mesi – non ci sono novità su quanto promesso a Ivrea. Ho depositato un question time sulla questione.

Queste sono le condizioni con cui stiamo gestendo il trasporto pubblico al tempo del covid.
Una situazione di per sé difficile ancorché aggravata dalle difficoltà oggettive che si sono stratificate nel tempo per scelte politiche non sempre azzeccate.

E se il viaggio sui mezzi pubblici con carenza di spazi adeguati era “tradizionalmente” un disagio legato a questioni di sicurezza e qualità del servizio, oggi un viaggio senza le
adeguate contromisure può avere pericolosi risvolti di tipo epidemiologico.

L’Agenzia della Mobilità, già nel luglio scorso, aveva previsto le difficoltà di questi giorni che sono determinate soprattutto dall’aumento dell’utenza legato alla riapertura della scuola. Di giorno in giorno, con l’assestamento degli orari di entrata e uscita, la situazione dovrebbe normalizzarsi, o almeno così si auspica.

Tuttavia resta aperta la questione sul “come” avrebbe dovuto essere affrontata un’emergenza che era ampiamente nota ed annunciata. Tutti si sapeva che settembre sarebbe stato un banco di prova complicato.

Per questa ragione forse sarebbe stato utile uno sforzo di comunicazione maggiore, un tavolo aperto a tutti, a cominciare dagli studenti, un luogo neutro in cui favorire il confronto tra le diverse istanze di chi usufruisce del servizio e chi deve far rispettare le regole imposte dall’emergenza.

Forse da un confronto costruttivo e da una gestione più adeguata dei disagi che ogni giorno incombono sulle persone che, nonostante tutto, continuano ad utilizzare il trasporto pubblico locale, si sarebbe potuto esprimere maggiore forza ai tavoli regionali e nazionali in cui si decide quante risorse destinare e soprattutto a chi.

Ora il tempo stringe e la situazione continua ad apparire grave ma non seria.

Alberto Avetta