Lavorare stanca

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“Paese che vai, usanze che trovi” recita un noto proverbio. Il luogo di cui vi parlo è la bellissima isola di Guam, situata nella Micronesia occidentale, dove le fanciulle danzano con fiori tra i capelli, il clima è caldo- umido e la vegetazione rigogliosa. Il nome Guam mi ricordava qualcosa… ma certo! I fanghi drenanti. Mai mi sarei immaginata che prodotti “brucia cellulite” potessero diventare oggetto della mia curiosità. Cosa c’entra quest’isola della Micronesia con un fango di bellezza? Andiamo per ordine perché il percorso è tortuoso e pieno di insidie. Un po’ come inseguire su una mappa le tracce di un tesoro. Non sono in cerca di dobloni d’oro ma dell’elisir di giovinezza…

I prodotti a marchio Guam, composti di alghe con proprietà drenanti e anticellulite, si impongono sul mercato a partire dalla metà degli anni ottanta quando esplode il mito del benessere. Si tratta dello stesso periodo dei VHS di Sidney Rome e di Jane Fonda che, in scaldamuscoli e body colorati, diffondono la moda dell’aerobica. E, mentre le signore sbuffano davanti agli schermi televisivi, modelle come Carol Alt, Cindy Crawford, Elle Macpherson e Tatjana Patitz impongono un ideale di bellezza irraggiungibile per tante adolescenti che iniziano a lamentarsi della pelle a buccia d’arancia. Il decennio degli anni ottanta, infatti, vede esplodere il culto del corpo tonico e abbronzato, delle diete easy e dei centri Weight Watchers. Ricordo bene le amiche di mia madre terrorizzate dalle calorie. Quanta fatica a conteggiare i punti dell’insalata e quante pillole dimagranti assunte prima dei pasti. In questo contesto fatto di sensi di colpa per il latticino di troppo, si diffonde l’abitudine ai cosmetici per il corpo. Le alghe Guam, ora presenti in ogni supermercato tra il bagnoschiuma Dove e i dentifrici, all’epoca invece erano considerate merce preziosa. Nel sito di Egidio Siena, il loro inventore, si sottolinea come già dal 1600, i pescatori di Brest utilizzassero le alghe per il loro valore terapeutico. Così, miscelandole con argilla e estratti naturali ottiene un fango drenante, in grado di agire sull’adiposità sottocutanea. Anche grazie a un’accorta pubblicità in cui si evocano scenari esotici alla Gauguin, questi diventano ben presto un mito per le signore del mondo occidentale. Infatti la metà degli anni Ottanta vede il passaggio da una bellezza rivoluzionaria e influenzata dalla musica, dall’arte e dalla politica a uno stile più edonista e stravagante, dove il corpo è esibito come fosse una scultura. Non è un caso se Egidio Siena, benchè utilizzi alghe della costa bretone, battezzi i suoi fanghi col nome di quell’isola, dove pare siano diffuse pratiche legate alla giovinezza, alla verginità e al culto della vita. Alcuni uomini, infatti, si dedicano con spirito indefesso a una strana occupazione: girare l’isola e deflorare a pagamento le giovani vergini. Non si tratta di una violenza per carità! Sono proprio le ragazze che, prima di convolare a nozze, chiedono il loro servizio in quanto la legge dell’isola proibisce a una donna vergine di sposarsi. Credo esista un nesso interessante tra Guam e i prodotti snellenti. Guam, infatti, è un paradiso tropicale, con spiagge di sabbia bianca, acque cristalline e una popolazione molto giovane. L’isola è famosa per questa strana attività che comporta una concezione della sessualità libera. Pertanto diventa naturalmente un inno all’amore. Sarà per questo motivo che rientra nelle destinazioni riconosciute tra le località Queer frendly? In effetti l’omosessualità qui è diventata legale dal 1978, mentre il diritto di cambiare sesso dal 1992. A partire dal 2015 per tutti è riconosciuto il matrimonio e l’adozione, mentre le coppie lesbiche possono accedere alla fecondazione in vitro. Insomma i fanghi Guam, nonostante siano composti da alghe francesi, rievocano scenari da Paradiso Perduto.

Photo by Jessica Zanardi- Ravenna