Questa notte, nella sua casa di Bologna accanto alla compagna Annamaria, è mancato a soli 48 anni Ezio Bosso.

Il famoso pianista e direttore d’orchestra nato a Torino il 13 settembre 1971, dal 2011 conviveva con una malattia neurodegenerativa che gli fu diagnosticata subito dopo l’intervento per un tumore al cervello a cui fu sottoposto lo stesso anno.

Eppure, nonostante tutti questi mali, Ezio non si è mai arreso. Ha continuato a combattere fino alla fine con il coraggio di un leone. La musica, la sua passione più grande, la sua ragione di vita, l’aveva anzi spinto a sfide sempre più grandi. Da ottobre 2017 al 14 giugno 2018 è stato direttore stabile residente del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste. Nel 2016 fu grande protagonista sul palco dell’Ariston di Sanremo e nel giugno 2019 la sindaca Virginia Raggi l’aveva nominato cittadino onorario della Capitale.

La quarantena imposta dal virus gli è stata fatale. Ancora una volta ha cercato di reagire, si è impegnato in uno studio matto e disperatissimo delle partiture, si è appassionato alla lettura di libri di storia. Ma la linfa per lui salvifica, il fare musica insieme con gli altri e per gli altri, non c’era più.

Dalla sua casa di Bologna aveva dichiarato: “La prima cosa che farò è mettermi al sole. La seconda sarà abbracciare un albero quando ‘si apriranno le gabbie'”. Desideri che, purtroppo, non potranno essere esauditi.