D: È difficile intraprendere un’attività commerciale nel mondo dell’arte in Cina? Difficoltà burocratiche?

R: Non è stato semplice. La Cina ha dinamiche molto particolari. Il collezionismo di arte contemporanea è iniziato solo qualche anno fa, ma si è sviluppato molto velocemente. Ho aperto nel 2016, presentando spesso per la prima volta artisti giovani con mostre personali. In Cina manca ancora una struttura istituzionale solida di mecenatismo e di supporto all’arte emergente, quindi per i primi due anni per me si è trattato di un lungo processo volto a creare una seria reputazione per la galleria e per i miei artisti. Sono ora al mio terzo anno, e posso dire di essere molto soddisfatto di come la galleria ed i miei artisti sono cresciuti. Per quanto riguarda l’aspetto burocratico, non ho avuto particolari difficoltà nell’aprire l’attività in Cina.

D: C’è un problema di libertà nel lavorare nel mondo dell’arte in Cina, ovvero ci sono temi che risultano sensibili, tipo quelli legati alla sfera LGBT?

R: Esercitare un’attività culturale in Cina mi impone di rispettare delle regole legate alle specificità ed alle restrizioni imposte dal contesto in cui lavoro. C’è un sistema di censura che presuppone anche un nostro intervento di auto-censura a priori. È un compromesso necessario per poter promuovere gli interessi della galleria e dei miei artisti. Tematiche come quella LGBT vengono affrontate, ma in maniera superficiale.

D: Cosa piace ai cinesi, e in generale quali sono le tendenze a cui il mondo asiatico si rivolge?

R: Mi risulta difficile generalizzare su questa domanda. La Cina ha tendenze regionali molto diversificate. Noto una differenza di fondo tra città come ad esempio Beijing, Shanghai, Chengdu, Shenzhen, Xiamen, che si riflette anche nel gusto dei collezionisti, che stanno diventando molto più esigenti e sofisticati. Prestano molta attenzione alle tendenze nell’arte a livello globale, viaggiando, partecipando a fiere internazionali e biennali. I musei di Shanghai, la città in cui vivo, presentano regolarmente mostre di artisti locali ed internazionali di alto livello.

D: Essere Italiani e lavorare nell’arte è un plusvalore in Cina?

R: Non è necessariamente un plusvalore, ma la mia galleria è molto stimata per l’impegno che dedico a lanciare giovani artisti cinesi internazionalmente, soprattutto grazie ad un gruppo di collezionisti molto fedeli che mi incoraggiano e mi sostengono.

D: Qual’è la linea e il profilo artistico che tu segui per la tua attività?

R: Il programma è molto eterogeneo, lavoro sia con artisti cinesi che internazionali che si dedicano a pittura, video, installazioni, scultura etc.. Seleziono personalmente gli artisti in base al mio istinto. Mi piace lavorare con artisti seriamente impegnati nel loro lavoro che si rimettono ogni volta in gioco con progetti sempre più complessi. Anche quando si tratta di pittura o di opere 2D, invito sempre gli artisti a creare installazioni site-specific che mettano in relazione le loro opere con lo spazio in cui si trovano ad esporre. La galleria a Shanghai si trova in una casa degli anni trenta con giardino privato che mi permette di reinventare ogni volta la natura delle mostre riadattandole allo spazio. Il nostro progetto “Skins” con Wang Haiyang, presentato ad Artissima, riprende questo concetto: il tappeto in pelo sintetico, il video, la scelta dell’arredo, sono stati curati in maniera da esaltare l’aspetto surreale dei lavori a pastello, raffiguranti esseri umani in uno stato di transizione tra il preistorico ed il contemporaneo.

D: Cosa maggiormente ti affascina della cultura cinese?

R: La velocità con cui tendenze esterne vengono assorbite e rielaborate, ma mantenendo sempre caratteristiche locali e specificatamente cinesi.

D: I migliori 3 artisti italiani e i 3 migliori artisti cinesi, secondo i tuoi gusti…

R: Seguo da anni con interesse il lavoro di Maurizio Cattelan e Paola Pivi. Recentemente ho scoperto le opere di un giovane artista italiano che mi hanno particolarmente colpito – Rudy Cremonini. Tra gli artisti cinesi, Gao Yuan (una giovane artista che produce complesse animazioni ispirate ai suoi dipinti), Feng Chen (un artista emergente che realizza installazioni immersive che indagano il divario tra tecnologia e percezioni umane) e Wang Haiyang, l’artista sperimentale da una produzione estremamente versatile che ho presentato ad Artissima quest’anno.

D: Che consigli daresti ad un giovane che vuole intraprendere un’attività come la tua?

R: Rispetta le regole e l’etica del lavoro, non demoralizzarti di fronte agli ostacoli, crea un legame solido basato sulla fedeltà con gli artisti con cui lavori. Ed armati di tanta, tanta pazienza.

D: Una domanda che non ti ho fatto e avresti voluto che ti facessi…

R: Se dovessi pensare ad aprire un’altra sede di Capsule, dove ti vedresti?