Quello appena trascorso è stato un week end straordinario per Torino. 55 mila per Artissima, 40 mila a Paratissima, numeri importanti ed in crescita anche per Flashback e per appuntamenti straordinari come Movement e Club To Club. In questo momento non sono ancora note le presenze nei musei ma, a giudicare da quanto ci si spintonasse sotto i portici di via Po, possiamo ragionevolmente pensare di aver uguagliato le migliori performances dei bei tempi post olimpici.

E tutto questo senza una mostra acchiappa-turisti come fu la “Renoir” alla GAM di qualche anno fa, con i suoi 250 mila visitatori, e come avrebbero potuto essere quelle annunciate e dedicate a Kandinskij o a Manet e la cui rinuncia da parte della Giunta Appendino tanto ci aveva fatto discutere.

Insomma Torino, ancora una volta, si conferma città energica e creativa che si sposa alla perfezione con un turismo intelligente che sente, percepisce e apprezza la sua eleganza, tuttora intatta, di capitale d’Italia. Qui, indomabili come funghi porcini, nascono idee innovative che, grazie ad un mood profondamente radicato, crescono, si sviluppano e generano un’economia locale di tutto rispetto. Chiediamolo ai gestori dei bar, dei ristoranti e degli hotel.

E ciò avviene ancora, nonostante tutto. Nonostante la superficialità e spesso l’inerzia con cui la città affronta le questioni, da quelle più importanti a quelle, apparentemente, più banali. Un accenno, in tal senso, mi sia consentito ai monopattini: dapprima sollecitati, mitizzati, esaltati, e nobilitati come il mezzo di trasporto del futuro e poi finiti in tragi-commedia con le dimissioni del comandante della Polizia municipale. E come non pensare ai gazebo “anticipati” di Cioccolatò che, di certo, non aggiungono elementi d’interesse al valore architettonico del centro storico.

Ecco, la domanda sorge spontanea: fin quando questo mood creativo reggerà nonostante tutto?

Fin quando potremo affidarci a circostanze fortunate che ancora portano a Torino tante persone pur in mancanza di un progetto, di una visione strategica che certifichi e valorizzi l’apporto fondamentale della “cultura” alla crescita sociale ed economica di Torino?