D: Le rughe sono davvero un problema?

R: Viviamo un momento storico in cui le rughe rappresentano un problema: il rapporto che abbiamo con la nostra immagine, con il nostro modo di essere visti e guardati dall’esterno è talmente forte, importante e in un certo senso violento che è evidente quanto le rughe abbiano assunto una importanza fondamentale.

Io stesso, che ho poco più di 50 anni, se penso a 30 anni fa, quando non esistevano né cellulari né social, qualcuno poteva giudicare il tuo aspetto solo se le occasioni di fatto lo consentivano. Servivano un appuntamento o una cena ad esempio. Oggi invece, durante la giornata, siamo visti e guardati da migliaia di persone, veniamo giudicati esteticamente, osservati attraverso una lente perché tutte queste dinamiche di comunicazione sono diventate evidentemente un elemento fortissimo di esposizione.
E’ chiaro che tutto ciò che riguarda il nostro aspetto e la nostra dimensione estetica assume dunque un valore completamente diverso: è tutto molto più controllato, filtrato e sottoposto a giudizio. Quest’ultimo è sempre più importante: ed è proprio in quest’ottica che le rughe (o meglio, la loro presenza o assenza) assumono un significato maggiore.

D: Quali sono le sostanze tossiche e i prodotti ben poco affidabili usati nel mercato low-budget?

R: Nel mercato low-budget sono riprodotti moltissimi dei prodotti utilizzati in estetica. Si va dagli acidi utilizzati per i peeling allo jaluronico impiegato come riempitivo, ai botulini ed addirittura alle protesi mammarie.
Sicuramente i prodotti low budget più utilizzati, che poi sono anche i più pericolosi per la facilità con cui vengono mistificati, sono gli iniettivi: sostanze che vengono infiltrate appunto, come acidi jaluronici, biorivitalizzanti e sostanze analoghe al botulino.
Perché sono particolarmente pericolosi? Perché sono sostanze che ben si prestano ad essere nascoste e mistificate al grande pubblico, ai non addetti al settore e che spesso possono essere prodotte con cicli di produzione decisamente poco controllati e poco affidabili, con rischio di contaminazione infettiva. Sono inoltre sostanze altamente reattive con elevata probabilità di produrre reazioni allergiche potenzialmente devastanti. Infine spesso non sono completamente riassorbibili, tendono cioè a sedimentare e creare un problema permanente.

D: Il Botox crea davvero danni ai muscoli facciali se usato spesso?

R: E’ una credenza assolutamente comune ma assolutamente sbagliata.
Molte persone si domandano “ma quando smetterò, cosa succederà?”. Succederà niente: torneranno i muscoli, il viso e le rughe allo “status quo ante”, cioè alla condizione in cui si era precedentemente al trattamento.
Il botulino non agisce così energicamente sui muscoli da condizionarne lo sviluppo in futuro; il botox semplicemente diminuisce la contrattività, ossia la capacità di contrarsi di alcuni muscoli e, di conseguenza, limita la formazione delle rughe nella porzione di pelle al di sopra degli stessi.
Ecco, è solo questo quello che succede. Quando smettiamo di fare il trattamento di conseguenza interrompiamo semplicemente questo effetto.

D: Quali sono gli interventi attualmente considerabili di moda?

R: Direi che è tornata di moda tutta la chirurgia estetica del seno. Oggi, come è stato per tanto tempo, l’intervento di mastoplastica deve considerarsi assolutamente il primo per richiesta dei pazienti, seguito immediatamente dagli interventi di liposuzione e rinoplastica.

La nota interessante è che si affacciano alla chirurgia estetica tanti nuovi interventi, affiancando questi che sono i più tradizionali e richiesti; per esempio si affacciano alla chirurgia estetica gli interventi che riguardano il ringiovanimento vaginale e lo svuotamento della bolla di Bichat, un intervento quest’ultimo che è stato per tanto tempo snobbato e poco compreso.

Diciamo che anche la chirurgia estetica in questo gode di una evoluzione, un affinamento rispetto alle tecniche ma anche rispetto alle richieste ed alle esigenze. Si chiede sempre di più alla nostra bellezza, quindi si richiede sempre di più al chirurgo estetico.

D: Quali sono le protesi al seno attualmente affidabili? E quando si può’ comprendere che non è’ stato fatto in lavoro adeguato…

R: Le protesi oggi più affidabili sono quelle prodotte dalle due/tre aziende leader del mercato: (dopo che quella che era forse una delle più grandi importanti aziende produttrici di protesi, Allergan, vi è stata sottratta per le vicende che conosciamo) Motiva, Polytech e Nagor. Sono tutte protesi più o meno equiparabili dal punto di vista economico e tecnologico, nonché tutte assolutamente affidabili e che possiamo considerare pressoché definitive nell’impianto.

Hanno delle differenze che riguardano le forme, le dimensioni, i profili ma sono sovrapponibili dal punto di vista qualitativo, non esistono più dei livelli diversi.

Come si può comprendere quando non è stato eseguito un lavoro adeguato? Il principio sempre più facile, più ovvio ed immediato è la soddisfazione del paziente. Molto spesso si ricercano aspetti tecnici o caratteristiche chissà quanto particolari; nella realtà è molto semplice la valutazione.

Il paziente è colui che deve essere soddisfatto e un buon lavoro dal punto di vista tecnico dà al tempo stesso un buon risultato estetico. Partendo da questo punto di vista è molto facile evidenziare un cattivo risultato.

Poi di certo esistono aspetti precisi da valutare: una protesi particolarmente superficiale dal punto di vista dell’impianto, una protesi grande tanto da non essere ben coperta dai tessuti o una protesi che si muove con la contrazione muscolare sono senza dubbio dei segnali.
Per semplificare, diciamo che possono esserci molti difetti ma tutti si manifestano nell’unica cosa veramente importante: la compliance del paziente, l’unico vero punto di riferimento.

D: Perché’ e’ di moda un volume delle labbra (spesso) eccessivo?

R: Diciamo che il volume eccessivo delle labbra non è un fenomeno di moda, quanto un meccanismo perverso che assilla molte di coloro che si rivolgono al chirurgo plastico per questa esigenza.

Chi vuole aumentare il volume delle labbra in realtà vuole avere una bocca più bella, più carnosa, più femminile e sexy; questo ovviamente per avere un piacevole risultato estetico. Il problema è che poi, fatto il trattamento, quel risultato piace. Il paziente è soddisfatto e si innesca il processo mentale secondo cui “se adesso mi vedo più femminile, più gradevole, più bella ed ho fatto una fiala, allora se faccio due fiale mi vedrò ancora più femminile, più gradevole, più bella?”.

E’ qui che scatta il meccanismo, in realtà improprio e sbagliatissimo, secondo cui se una fiala mi ha fatto bella, due fiale mi faranno due volte bella e quattro fiale mi faranno molto, molto più bella. Aggiungi poi a questa dinamica il fatto che, ovviamente, ognuno di noi adatta la percezione del proprio corpo al momento in cui la vive. Se ci mettiamo a dieta e perdiamo 5 kg, ci sembra di essere in perfetta forma poi pian piano ci abituiamo e ne vogliamo perdere altri 5 e spesso si va avanti cosi; è un po’ il meccanismo che sottostà ai fenomeni della bulimia e dell’anoressia.

D: Cos’è secondo te il concetto di bellezza?

R: Diciamo innanzitutto qualcosa di profondamente banale e profondamente vero: la bellezza è negli occhi di chi guarda.
Incontro tutti i giorni ragazze con un fisico meraviglioso, giovani, proporzionate e straordinariamente belle da tutti i punti di vista che mal convivono con il più piccolo dei difetti e si sentono radicalmente e completamente brutte, così come incontro altrettante persone meno fortunate esteticamente, ma che invece ostentano una sicurezza invidiabile.

Banalmente,il modo in cui noi ci guardiamo e gli altri ci guardano è il vero filtro del bello e del brutto.
Per una riflessione più profonda, quando si vive nella posizione in cui vive un chirurgo plastico, ossia di colui che recepisce delle richieste e di conseguenza comprende la percezione della bellezza da parte del paziente, tutto quello che dice quest’ultimo deve essere sempre considerato rispettabile. L’unico vero giudice, l’unico vero arbitro della propria bellezza è il paziente. Qualsiasi giudizio esterno o considerazione in merito all’utilità o all’inutilità di un intervento, non tiene mai conto del fatto che spesso conviviamo male con un piccolo difetto. Quel convivere male è l’unica buona e vera ragione per affrontare, appunto, il difetto e quindi il problema.

D: Il chirurgo delle star, questo è immagino che sia per te una fonte di gratificazione

R: Diciamo che senza voler dire ovvietà o voler essere bravi a tutti i costi, non è poi così vero. O meglio, con le star la gratificazione sta nell’ essere scelto da persone importanti che si rivolgono a te, quindi ritieni che ti abbiano considerato il meglio che c’è sulla piazza. Ma al tempo stesso le star sono persone che hanno un rapporto con la chirurgia estetica molto particolare, non amano farsi vedere, non amano dire quello che hanno fatto e hanno anche un rapporto con la bellezza molto difficile e complesso.

Devo dirti che invece mi gratifica moltissimo quello che spesso accade, cioè quando ti rendi conto che la persona “normale”, semplice, la donna di tutti i giorni fa un intervento chirurgico e vive un cambiamento, un miglioramento, una nuova dimensione e ti scrive un messaggio dicendoti: “Professore, lei mi ha reso felice”. Ecco questa è la gratificazione più grande che uno che fa il mio mestiere possa avere: che venga una star o che venga una persona semplice non fa poi molta differenza. Anzi, forse una persona “qualunque” rende tutto più piacevole e più importante.

D: Parlaci un pò delle problematiche psicologiche post-intervento?

R: Le problematiche psicologiche post-intervento diventano tali quando si è fatta una selezione non accurata prima dell’intervento. Infatti il miglior modo per combattere e sconfiggere queste problematiche è fare in modo che la selezione che facciamo sui pazienti sia precisa e accurata, capace di mettere a frutto la nostra esperienza. Dobbiamo conversare a lungo con i pazienti che abbiamo di fronte e capire insieme quali sono esattamente le esigenze e se possono essere soddisfatte. In questo modo potremo capire se quello che faremo sarà di loro gradimento e se è realmente ciò che vogliono.

Quando abbiamo fatto tutto questo correttamente è difficile trovarsi di fronte a sorprese rispetto alla soddisfazione dei pazienti. Quindi direi che molto del lavoro in questo senso si fa in studio, guardando negli occhi il paziente e investendo tanto tempo a capire e comprendere da cosa nasce il suo disagio.

D: A che età è corretto fare i primi interventi estetici? Non ti sembra che si inizi troppo presto forme e connotati?

R: Sì sono assolutamente d’accordo; ritengo che la chirurgia estetica non sia un gioco da bambini; credo sia un argomento che va affrontato con estrema maturità e quest’ultima non è mai alleata dell’estrema giovinezza.

Non condivido la tolleranza con cui si permette e si alimentano certi tipi di trattamenti e certi tipi di atteggiamenti da parte di giovani e giovanissime rispetto alla chirurgia estetica. Personalmente cerco di combattere e dissuadere con grande determinazione un paziente molto giovane, che intende affrontare trattamenti o addirittura interventi chirurgici.

Ritengo che il compito di noi chirurghi plastici sia anche quello di educare, di cercare di orientare in una direzione certe scelte, per poi avere pazienti più maturi e consapevoli, magari a distanza di qualche anno.