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Xena Zupanic: i mille volti di un’artista

D: Quanto c’è di te, della tua cultura balcanica, nel tuo essere artista?

R: Balcani: un posto esposto, dove gli uomini escogitando un espediente, esonerano il dio metafisico dal suo incarico consolatorio. Una volta privati di tutto diventano artefici, gli artisti di se stessi.

D: Sei un’artista che spazia nelle arti figurative, performer, scrittrice, attrice, modella… Quale di queste espressioni artistiche senti più tue?

R: La mia indole mi sussurra: vivere fuori dal mondo. Ma il mio genio personale, il dio irresistibile, mi ha catturata, gettandomi sul palcoscenico teatrale della vita. Recisa, non recito: semplicemente compongo i miei pezzi disseminati.

D: Chi è Xena Zupanic?

R: Il compositore che scompone, che da una scapola all’Io-Mondo, per scoprire lo spartito nascosto che regge la trama invisibile del stesso.

D: Adorata da Carmelo Bene, parlaci del tuo rapporto con lui…

R: Carmelo Bene (era) è NON, Nessuno, il tarlo invisibile, il tamerlano tribolatore dell’ovvio. Xena è solamente un suo soldato, sopravvissuto, un ranciere del non-quotidiano.

D: Parlaci un pò di “guerrilla” a palermo…

R: Le donne scese in strada, esposte a sguardi, giudicate da una turba. Ma proprio loro sono il turbine, che turba l’ordine prestabilito. La bussola, incontrollabile che segna a 360 gradi la nuova disposizione armonica della società.

D: Ti piace la definizione di artista d’avanguardia?

R: Sono in guardia da ogni definizione e di ogni avanguardia. Guardo senza l’occhio, come la rosa che chiude e apre i suoi petali, vivendo senza un perché.

D: Com’è stata la tua esperienza con Piero Chiambretti?

R: Piero Chiambretti lo paragono a un efficientissimo PC. Organizzazione perfetta, matematica, controllata fino al minimo dettaglio, l’unità a un istinto, a un fiuto primordiale per il gesto ironico, dissacrante, di ogni tic umano, per ogni esistenza che prende se stessa troppo sul serio.

D: Modella di grande successo, che ricordi hai di quel periodo e dell’incontro con Helmut Newton?

R: Helmut Newton era uno dei pochi o ultimi cavalieri o gentlemen del femminile. Un adoratore del dio Eros, quale voleva raggirare, immortalando la donna come un’amazzone, la protagonista assoluta della vita moderna. Un mite, che incarnava l’unità aurea del maschile e femminile in un mondo bianco e nero.

D: Mi hanno già detto che ricordi molto Diamanda Gallas?

R: Diamanda Gallas: la voce che presagisce l’apocalisse del mondo. Crollano i muri e ingiusti tremano per la loro vita. La sua è un’energia subversiva che mi appartiene: abbattere, far scappare le blatte, il nero-peste che infetta la vita terrena, la Terra che ci appartiene.

D: Una domanda che non ti ho fatto e che avresti voluto che ti facessi?

R: Perchè Xena, invece di qualcun altro che rassicura la nostra presenza ontologica? Si è presenti solo a prezzo di non-esistere affatto.

D: Un consiglio ad un giovane che vuole intraprendere la carriera teatrale?

R: Di essere cosciente che incoscienza, l’oblio di se stessi ci aiuta a districarsi nel labirinto del vissuto. Essere fuori ruolo, portare avanti un duolo divinatorio.

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