La vita di Alberta Tiburzi è consacrata alla moda e alla fotografia. Stimata e affermata in tutto il mondo, è prima modella di importanti case di moda che la portano ad apparire sulle maggiori riviste degli anni ’60, una sorta di icona di bellezza che la porta a lavorare con VOGUE America dove posa per Newton e Avedon. Da qui nasce il suo interesse per le arti visive e questo avviene grazie all’incontro con Hiro, notissimo fotografo dell’epoca. E’ lui che la incoraggia a intraprendere la carriera di fotografa. Al suo ritorno in Italia lavora con l’Espresso e l’Uomo Vogue, si ispira ai lavori di Guy Bourdin e da li che attinge il suo acceso cromatismo e l’amore per le ambientazioni esterne. Di suo c’è l’uso sapiente della luce, attraverso specchi e superfici riflettenti al punto da essere soprannominata “Signora della luce”. Tutte le maggiori riviste italiane e di moda internazionale la vogliono per la sua fotografia rivoluzionaria. Lei sa unire eleganza, fascino soprattutto ai corpi femminili. Lavora moltissimo per Valentino, Capucci e Lancetti. Celebri sono i suoi ritratti di personaggi famosi quali Dustin Hoffman, Handy Warhol, Jack Nicholson, Loredana Bertè e Ornella Vanoni.

La leggenda vuole che nel ’77 per il film “Gli occhi di Laura Mars”, il regista Irvin Kershner, per il ruolo della fotografa interpretata da Faye Dunaway, si sia ispirato proprio a lei.

Alberta Tiburzi è l’autentica icona della fotografia italiana.

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