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Berlino, la città più LGBT del mondo di Valeria Calda

— PILLOLE DI STORIA —
BERLINO LA CITTÀ PIÙ “LGBT” del MONDO… la città che ANTICIPAVA I TEMPI

CREDERE CHE LA LIBERTÀ SESSUALE ESISTA ADESSO…NULLA DI PIÙ ERRATO !

Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, a Berlino esplose con estrema velocità una disinibita vita sessuale gay:

  • Esistevano 30 diversi periodici per omosessuali (mensili o settimanali che nel resto del mondo non vi furono pubblicazioni se non dopo il 1945);
  • numerosi sarti cucivano abiti su misura per travestiti senza alcuna difficoltà;
  • i gay single in cerca di amore potevano pubblicare annunci;
  • locali gay, lesbiche e travestiti erano i più frequentati e in voga anche da etero perché pieni di Glamour e ricchi di spettacoli.

Vorrei ricordare che a Berlino, proprio in quegli anni, venne eseguito il primo intervento di cambio di sesso, grazie agli studi scientifici sulla transessualità condotti presso l’Institut für Sexualwissenschaft (Istituto per la scienza sessuale). A capo di tale struttura c’era Magnus Hirschfeld, ai più non dice nulla, eppure fu uno dei fondatori del primo movimento omosessuale nel 1897 e colui che promulgò il TERZO SESSO (intermedio tra Donna e Uomo), cercando di capire e distinguere le varie identità sessuali all’interno di questa condizione “intermedia” ancora quasi inesplorata. Assieme ad altri fondatori del “comitato scientifico-umanitario” (troppo difficile da scrivere in tedesco😂), lottò per l’abrogazione del “PARAGRAFO 175, del codice penale tedesco (vecchia legge prussiana del 1871, tra l’altro era solo per i militari ma venne allargata a tutti nel codice penale tedesco), dove si criminalizzava l’omosessualità.

Il ritorno d’immagine per Hirschfeld, la sua lotta e i suoi studi, varcarono i confini, diventando famoso non solo in Europa ma anche negli USA. Famosa fu la frase detta dal dottor William Robinson, medico di New York e attivista di primo piano sul tema del controllo delle nascite (incredibile come già allora si parlasse di controllo di nascite), quando nel 1925, durante una serie di conferenze, visitò sia l’Institut für Sexualwissenschaft che il suo Hirschfeld Museum (museo della sessualità omosessuale).

Si tratta di un ente assolutamente unico al mondo che spero di creare negli Stati Uniti, ma che sento non sarebbe possibile a causa dell’atteggiamento pudico e ipocrita che caratterizza l’America in tutte le questioni di sesso.

… e aveva tutte le ragioni …

Tornando a Berlino e alla Germania fino all’avvento del Nazismo non è giusto parlare di “Tolleranza” nei costumi sessuali, perché non esisteva preclusione o discriminazione nei locali, tutti erano benvenuti. Logicamente la prassi erano (da buoni “teutonici e prussiani”), il buon gusto ed il rispetto, in modo che tutti e tutte indistintamente potessero divertirsi; questo era uno slogan che circolava negli ambienti.

Gli interventi di polizia in quegli anni non furono difatti per sedare liti o aggressioni per omofobia o discriminazione ma piuttosto per liti e dispute tra amanti gelosi o traditi.

Altre 2 cose… questi è preso logicamente da tanti scritti (anche d’epoca), non è frutto solo di una mia ricerca ma voglio evidenziare 2 cose:

  • la prima, con l’avvento del Nazismo in tanti locali promiscui, all’entrata davano delle mascherine per non essere riconosciuti;
  • la seconda, ora potete comprendere il perché della avversione dei Nazisti nei confronti dei Berlinesi (avversi al Nazismo che appoggiarono fortemente la Repubblica di Weimar), estremamente Libertini e Democratici, a detta proprio dei Nazisti.

Solo per ricordare che con la salita al potere dei Nazisti l’Hirschfeld Museum (museo della sessualità omosessuale) e tutti i trattati e libri vennero distrutti. Lo stesso Hirschfeld, che durante la salita al potere di Hitler era all’estero, non tornò in patria e morì nel 1935 in Francia.

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