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Zia Giò? Ecco chi era…. Parla Francesca Stajano

Giovanni Ciacci firma la biografia, si mormora non autorizzata, sulla figura della famosa “Contessa Briganti di Panico” al secolo Maria Gioacchina Stajano Starace detta Giò Stajano, primo trans – almeno a fare outing – della seconda metà del Novecento. Nata a Sannicola nel 1931, è morta a Lecce nel 2011. Era il nipote del gerarca Achille Starace.

Si trasferisce a Roma per studiare, inizia a dipingere, diviene amica di Novella Parigini, incontra Moravia, Guttuso, De Chirico. Si iscrive al CSC. Diventa attrice per Fellini (è il Pierone della “Dolce vita”), poi scrittrice (“Roma capovolta”, “Roma erotica”, “Meglio l’uomo oggi”, ecc.) e giornalista: collabora a “Men”, “Specchio”, “Momento Sera”, “Stop”. Infine suora laica di Betania (Convento del Sacro Cuore, Torino).

Il libro di Ciacci, che usa la prima persona singolare come se Giò Stajano raccontasse di sé, ha suscitato polemiche della famiglia, che lo accusa di aver estrapolato brani interi dalle sue pubblicazioni.

Per tutti parla la nipote, l’attrice Francesca Stajano.

D: Chi era Giò Stajano?
R: Giò Stajano era mia zia, fratello in seguito sorella di mio padre al quale era profondamente legata. Questo per quanto riguarda la famiglia, ovviamente ci sono poi le caratteristiche della sua personalità a dare luce a una vera e propria eroina e paladina dell’essere se stessa, sempre e comunque, contro tutti e tutto.

D: Lei a Roma la frequentò?
R: Certo, passavamo i Natali insieme e ci sentivamo spesso per telefono, alla sua epoca romana io ero poco più che una adolescente. Ricordo ancora con piacere la presentazione del suo primo libro La mia vita scandalosa al Gilda, noto locale romano negli anni Novanta.
Inoltre, non scorderò mai il telegramma che mi fece arrivare, e che ancora conservo, pochi istanti prima della mia entrata in scena per la prima di uno spettacolo, Quando le stelle parleranno, di Franco di Dio, patrocinato dal Comune di Roma al Teatro Vascello, diceva così: Va dove ti porta la lupa. Con affetto. Zia Giò.
Era il periodo del romanzo di Susanna Tamaro ‘Va dove ti porta il cuore’ e lei come era solita fare giocò su questa cosa con ironia, dolcezza e simpatia.

D: Cosa non le piace del libro di Ciacci?
R: Ci sono delle cose che non trovo assolutamente giuste, la prima è che parli in prima persona come fosse mia zia rediviva, la seconda che in più di una intervista ha lasciato intendere che nel libro narri anche della sua vita (la vita di Ciacci che immagino molto diversa), mentre il 99% degli episodi narrati sono presi dai libri scritti da mia zia, la terza che ha dato un taglio quasi tutto basato sulla nota esuberanza sessuale di mia zia, tralasciando la sua natura di intellettuale, artista e mistica.

D: Oggi è più facile vivere per chi è a disagio con la sua identità sessuale, quindi anche per Ciacci, che deve molto a sua zia…
R: Assolutamente si, zia ha sempre vissuto la sua omosessualità e poi transessualità alla luce del sole, con serenità, divertimento e gioia e questo ha sicuramente aiutato molti a fare altrettanto.
Riusciva a mettere in imbarazzo lei gli altri, piuttosto che il contrario. Sicuramente, e questo lo so perché l’ho vissuto con i suoi racconti, non deve essere stato facile, ma il suo spirito indomito e pionieristico l’ha sempre aiutata.

D: Un messaggio per Ciacci?
R: Vorrei consigliare al signor Ciacci, visto che è così famoso e conosciuto, mentre mia zia lo è solo grazie a lui, almeno questo è quello che dice, di scrivere un romanzo sulla sua vita, sulla sua adolescenza, il suo essere omosessuale e le sue avventure che sicuramente risulteranno essere più interessanti per il pubblico che lo segue con tanto amore e di lasciare riposare in pace la mia cara zia.

Intervista tratta da “Giornale di Puglia”

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