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Banksy-mania… un’arte che non è stata creata per i musei

Una magica alchimia unisce passato e presente, grazie alla rigenerazione e riconversione di un’area dismessa, un tempo adibita ad industria, che ha profondamente condizionato la città di Milano. Mi riferisco alla Zona Tortona e precisamente all’ex Ansaldo, trasformata in una vera e propria moderna fabbrica di produzione culturale, driver di creatività, avamposto di tendenza, avanguardie.

Un cortocircuito estetico che tuttora continua ad influire sulla scena urbana grazie ad attenti progetti, eventi, mostre che valorizzano i suoi sinuosi giganti di acciaio e cemento.

Da alcuni giorni, al suo interno, nell’area espositiva del MUDEC è stata inaugurata una mostra dedicata al geniale e inafferrabile Banksy: writer inglese, uno dei maggiori esponenti della street art del panorama contemporaneo.
La sua protesta visiva coinvolge un vastissimo ed eterogeneo pubblico e ne fa uno degli artisti più amati dalle giovani generazioni.

È pur vero che la sua identità è celata, ma non le sue opere che sono ben evidenti, riconoscibili per il suo tratto, per la sua profondità e per il suo voler esternare la satira e temi universali come la politica, la cultura e l’etica. Opere che raccolgono messaggi chiari, anche se dai toni cruenti nei confronti dell’arroganza dell’establishment e del potere, del consumismo, della guerra e conformismo.

Una mostra ovviamente non autorizzata dall’artista, come peraltro tutte quelle a lui dedicate prima d’ora, poiché Banksy continua a difendere oltre al proprio anonimato, anche la propria indipendenza dal sistema.
Per cui un’artista di carattere, insofferente verso i sistemi di diffusione e di produzione usuali, ma fiero detrattore della mercificazione dell’arte e del feticismo collezionistico.

Nota la sua recente provocazione ad un’asta da Sotheby’s, l’artista con una clamorosa performance, sotto gli occhi allibiti dei presenti, ha distrutto una sua opera proprio mentre veniva acquistata per un milione di sterline.
Banksy, inseguito dai media proprio per il segreto che mantiene sulla sua persona, ricercato dai collezionisti e galleristi con sempre più opere presenti in svariate gallerie d’arte e importanti spazi espositivi, oggi è fortemente voluto per la prima volta in un museo pubblico italiano, con l’unico precedente al Museo di Bristol.
La mostra dal titolo “A Visual Protest. The Art of Banksy” , visitabile dal 21 novembre 2018 fino al 14 aprile 2019, ha fatto registrare un grande successo per Milano e per il suo tessuto artistico e culturale riuscendo a coinvolgere un vastissimo ed eterogeneo pubblico; toccando così già nei primi 5 giorni di apertura più di 10.000 visitatori, con code di tre ore nel weekend appena trascorso.

Un progetto espositivo, curato da Gianni Mercurio, che vuol far comprendere al meglio lo spirito controverso dell’artista, fortemente antisistema e anticonformista attraverso graffiti satirici, e provocazione. Una monografia sull’artista, ideata per creare una panoramica sul lavoro di Banksy, cercando di fornire una chiave di lettura per quelli che di musei se ne intendono, ma ben poco di street art.

La mostra si articola attraverso quattro sezioni che portano lo spettatore ad una riflessione critica sul ruolo dell’arte di Banksy nel tempo e nella storia dell’arte. Banksy, viene raccontato sia in un contesto più generale della storia dell’arte che in relazione alla teoria della “psicogeografia” secondo cui lo spazio di azione dell’artista è il territorio, il voler creare delle situazioni, il forte senso di appartenenza comunitario, l’impulso controculturale.

In esposizione dipinti, prints numerati, corredati di oggetti, sculture, copertine di vinili e cd musicali da lui disegnati, adesivi, stampe, nonché fotografie e video in cui vengono mostrati tutti i murales realizzati in giro per il mondo dall’artista, sia quelli ancora esistenti che quelli andati purtroppo scomparsi. Suggestiva questa sezione dove rapiti da suoni, vibrazioni, ed immagini si ha l’impressione di essere realmente catapultati nella street culture, per sostenere, insieme agli street Artist, una guerriglia controculturale.

La mostra risulta pertanto essere un percorso coerente con la mission del museo MUDEC, vale a dire quello di riuscire a coinvolgere sempre più un maggior numero di persone attraverso tutte le arti visive, performative e sonore, al fine di far comprendere ed apprezzare le culture del mondo e i grandi temi contemporanei.

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