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Intervista a Roberta Verteramo

D: Come nasce Roberta Verteramo?

R: Nasco come restauratrice di arte contemporanea. Ho studiato la conservazione delle materie plastiche e del design all’estero. Rientrata in Italia sono stata definita la prima nel mio Paese ad essere specializzata nella conservazione dell’oggetto di design. Questa specialistica mi ha permesso di lavorare come responsabile della conservazione, per cinque anni, al Museo del Design della Triennale di Milano.

D: Siete pochissimi a restaurare l’oggetto di design?

R: Assolutamente sì

D: Come nasce la tua passione per il design?

R: Ho sempre subito il fascino dell’oggetto. Quando ho iniziato a lavorare in Museo questa passione si è amplificata. Ho avuto modo di interfacciarmi con grandi Maestri, Alessandro Mendini – Frank Ghery – Maldonado – Branzi – de Lucchi ecc… hanno definitivamente lasciato un forte segno nella mia anima e nel mio percepire il design. L’incontro ad esempio con Gaetano Pesce è stato determinante nel accendere in me la voglia di sperimentare il design e creare. Anche il semplice lavorare in laboratorio sull’oggetto (di Franco Albini, di Livio e Pier Giacomo Castiglioni, Luigi Caccia Dominioni, Carlo Scarpa, Sotssas…) mi ha fatto maturare l’interesse per il processo di sviluppo di un progetto.

D: Che cos’è per te il bello; e come è possibile parlare di bello per opere che non sono uniche.

R: Il bello per me è un concetto collegato all’aspetto emozionale. Non importa sia esso unico o seriale. Il pezzo unico inteso come 1/1 hanno sicuramente un fascino maggiore. E’ custode di un attimo preciso, di un sentimento che ha ispirato il segno dell’artista/design.

D: Cosa ti ha maggiormente emozionata nel design italiano?

R: Sono tante le cose che mi hanno emozionato nel design italiano. Sicuramente la storia sul modo in cui è incominciato, l’energia che ha mosso le prime aziende di oggetti di uso quotidiano a coinvolgere i designer per produrre pezzi seriali. Tutti sappiamo che con la mostra al MoMA, 1972, l’Italia fu definita non solamente la principale forza mondiale nell’ambito del product design, ma anche che aveva assunto le caratteristiche di un micro-modello mondiale.
Oggi, nel design contemporaneo, quello definito da alcuni Art-design, è difficile parlare di design italiano, c’è una continua contaminazione e un continuo scambio tra artisti. Questo lo trovo davvero emozionante.

D: So che sei un’appassionata di radical design…

R: Si molto! adoro la produzione del periodo POP Memphis, Archizoom e Superstudio, produzione Gufram. Indelebili nella nostra memoria è la produzione dello Studio65. Arredo nelle quale io ci vivrei comodamente e felicemente.

D: Oggi sei un artista/designer internazionale con la galleria 88gallery che ti segue a Londra. Qual’è la tua ricerca artistica?

R: La mia ricerca artistica pone grande attenzione alla fase progettuale, spendo molto tempo a sviluppare il lavoro, al momento in cui viene generato l’oggetto: il disegno, la modellazione della marchette, la sperimentazione dei materiali. Sono molto ossessionata dall’oggetto in se, nella sua forma più primordiale a quella definitiva.

D: Le terre del Design…
R: Oggi? Assolutamente Londra, città che io adoro nella quale trascorro molto tempo.

D: Quali i progetti futuri?

R: I miei lavori saranno esposti a Dicembre a Art Basel Rodot Miami, a Marzo in occasione del Tefaf Maastricht e poi ad aprile al PAD di Parigi.

D: Una domanda che non ti ho fatto che vorresti ti facessi?

R: Il mio ambito progetto “sognando in grande”… vorrei realizzare le opere di art-design per allestire le vetrine dell’alta moda.

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