Search

Maurice: quando l’omosessualità era ancora un reato

Scritto tra il 1913 e il 1914 dalla penna raffinata di Forster, “Maurice” è il racconto parzialmente autobiografico a cui lo scrittore affida la commovente rivelazione della propria omosessualità. Un romanzo intimo e delicato, un encomiabile percorso di formazione che denuncia con amara lucidità le sofferenze e i sensi di colpa di un giovane “diverso” nella retrograda società inglese dei primi del novecento, ancora tristemente connotata da rigide distinzioni di classe e da una morale violentemente repressiva. Sarà proprio questo il motivo che porterà l’insicuro autore a rimaneggiare lo scritto ossessivamente più e più volte fino alla sofferta decisione di pubblicarlo espressamente postumo nella vana speranza che “la conoscenza avrebbe generato la comprensione” (da qui la scelta di un finale a lieto fine, poco verosimile ma “necessario” per un augurio di cambiamento). Recensito entusiasticamente dallo stesso Pasolini, che in “Descrizioni di descrizioni” arriva a definirlo un “capolavoro rifinito senza apparirlo, perfetto ma non simmetri­co e «chiuso», pieno di una raggiante vitalità espressiva, dominata e compressa, che non permette a niente di re­stare oscuro o in penombra”, il libro non risulta affatto “datato” come asserisce lo stesso Forster in una postilla scritta negli ultimi anni di vita, bensì una preziosa testimonianza senza tempo, una tormentosa affermazione della diversità che, a distanza di un secolo, risulta dolorosamente più attuale che mai.

Il protagonista da cui prende nome il romanzo è Maurice Hall, giovane rampollo di una nobile famiglia inglese, orfano di padre, ragazzo nella media, di bell’aspetto ma non particolarmente brillante né spiritualmente sensibile, destinato ad una carriera di sicuro successo sulle orme del genitore defunto. La sua anima e il suo cuore, assopiti tra le pieghe di una vita convenzionale, si risvegliano improvvisamente grazie all’incontro con Clive Durham, collega studente di Cambridge, ragazzo colto, sensibile, dalla forte personalità. Tra i due nascerà un’amicizia speciale, fatta di stima, ammirazione e complicità, un legame unico ed esclusivo destinato a sconvolgere per sempre la vita di entrambi…

IL FILM
“Maurice” è il secondo (e forse il più riuscito) dei tre libri forsteriani adattati per il grande schermo dalla sofisticata regia dello statunitense James Ivory. Preceduto due anni prima da “Camera con vista” e seguito a distanza di quattro da “Casa Howard”, il film esordisce nelle sale cinematografiche nel 1987 destando subito il solito scalpore indissolubilmente associato alla tematica omosessuale, per poi divenire, manco a dirlo, un cult per l’intera comunità LGBT (celebre il circolo torinese che ne ha preso il nome). Malgrado la lentezza e la lunghezza di una pellicola a tratti faticosa, risulta quasi impossibile trovare una vera e propria stonatura, anche perché lo stile compassato e meticoloso di Ivory è quanto di più affine si possa immaginare leggendo le pagine forsteriane in perfetto stile inglese.

Indubbiamente un film importante, coraggioso ed educativo che, al di là di ogni giudizio soggettivo, conferma l’impegno lodevole di una perizia registica totalmente asservita alla storia e allo spettatore e meritatamente insignita di un premio prestigioso come il Leone d’argento. Per cinefili sensibili (che certamente non resteranno indifferenti al commovente finale dal gusto agrodolce…).

Related posts

Lascia un tuo commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: