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Bobo… in arte Roberto Piana

D: Come nasce il tuo rapporto con il teatro?

R: Nasce dalla formazione con la danza, dai miei 15 anni come ballerino dove ho avuto la fortuna di lavorare con Lindsay Kemp con cui ho anche organizzato dei seminari. Poi attraverso un incontro tra amici, trasformatosi in soci, sono finito nel mondo della moda. Un torinese a Milano grazie al rapporto con Chiara Boni – GFT e da li la moda è entrata nella mia vita.

D: Ma la regia?

R: Beh la regia è la realizzazione di idee… Idee che ho voluto portare sul palcoscenico, il terreno che sentivo a me più famigliare; da li i mie rapporti con Raffaella de Vita, Platinette, Benedetta Mazzini, Enrico Bertolino, Vladimir Lussuria e con Alessandro Fullin lo spettacolo su Oscar Wilde, Milena Vukotic “C come Chanel” con cui vinsi il “Premio Duse” e la Vukotic il “Premio Flaviano” come attrice. Ho poi lavorato anche con la scrittrice Chiara Gamberale nello spettacolo teatrale “Qualcosa” dove la voce narrante era Luciana Littizzetto. Per chiudere il tutto, per citare alcune persone con cui sono entrato in contatto con la mia attività nel mondo del teatro.

D: Quanto c’è di LGBTQI nel tuo teatro?

R: Direi molto, avendo lavorato con Platinette, Lussuria ed Eva Robin’s, le tre maggiori icone. Questo non ha potuto che sviluppare dei sentimenti comuni che sono facilmente comprensibili nei miei spettacoli.

D: So che hai sviluppato tantissime altre cose.

R: E’ vero… teatro e moda sono stati molto importanti ma anche il mondo dell’arte dove allestisco mostre con la mia società o le collaborazioni con il cinema che hanno segnato un rapporto di interazione molto simile ai vasi comunicanti. Tutto ciò è servito a creare e consolidare il mio mondo.

D: In queste varie contaminazioni con le arti quel’è quella che più ti appartiene?

R: Io faccio sempre tesoro di tutte le mie esperienze, mi piace quello che faccio e in tutto ciò c’è sempre un pezzetto di quello che ho avuto modo di apprendere anche se devo dire che il regista è il lavoro della mia maturità.

D: Una domanda che no ti ho fatto ma che avresti voluto che ti facessi

R: Beh… potevi chiedermi quanto c’è di personale nella mia vita professionale. Io la regia la firmo come Roberto Piana, ma cerco sempre che affiori il “Bobo” ovvero il soprannome con cui mi conoscono nella vita privata.

D: un sogno?

R: Lasciare un pò la dimensione professionale per curare un pò di più il mio privato.

D: Progetti futuri?

R: Il progetto più imminente, a dire la verità, non te ne posso parlare… Ti posso solo dire che è coinvolta Eva Robin’s con altri attori e un serpente… l’abbraccio del serpente.

D: Il tuo rapporto con la città di Torino?

R: Torino è la culla delle mie amicizie ed è il luogo dove ho un vero gruppo di amici con cui ho creato un rapporto veramente personale. Una sorta di compagnia di autentici saltimbanchi con cui divido la dimensione pubblica e privata

D: la situazione del nostro teatro in Piemonte?

R:  Devo dire che la figura di Filippo Fonsatti ha rilanciato il nostro teatro grazie ad una serie di ottimi risultati perseguiti. Calcola anche che la nostra situazione rispetto al resto dell’Italia è più fortunata ma questo non ci deve fare dormire sugli allori perchè se si smetterà di interagire sulla cultura attraverso congrui finanziamenti sarà davvero un dramma… si dilapiderà il patrimonio ottenuto in anni di duro lavoro al punto da essere stati un territorio ricco di riconoscimenti anche all’estero.

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