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Intervista a Alessandra di Sanzo

D: Presentati …

R: Ciao. Sono Alessandra Di Sanzo. Nata a Gattico, provincia di Novara il 26 Agosto millenovecentontsedici… E sono favolosa, ma tutti mi chiamano Mery. Per sempre. E ti garantisco che è proprio quel “per sempre” che mi snerva…

D: Come è nato il tuo incontro con il cinema e che effetti ha avuto sulla tua famiglia e i tuoi amici?

R: Il mio incontro con il cinema è stato casuale. Massimo Ferrero passava davanti al negozio dove lavoravo come parrucchiera e mi propose un provino con Marco Risi. Dovette insistere un pò… La mia famiglia e i miei amici? E chi gliel’ha mai chiesto.

D: Come ti spieghi che nonostante le tue capacità hai raccolto meno di quanto in molti pensassero? (lo stesso Marco Risi parlava di te in termini entusiastici)

R: In realtà ho raccolto molto di più di quanto mi aspettassi. Ho vinto premi prestigiosi e lavorato con artisti meravigliosi, conosciuto persone che sono come quei paesini coi vicoli in cui puoi ancora lasciare la chiave sulla porta e che sono diventate un punto fermo nella mia vita e altre che sono state meteore, ma che ricordo con infinita tenerezza. Ho avuto opportunità che ho raccolto e altre che ho scartato e altre di cui non mi sono accorta.

D: Il tuo rapporto con il teatro?

R: Il primo spettacolo che vidi a teatro  era “la locandiera”. Ero a Rotonda, in provincia di Potenza. La protagonista era Manuela  Kustermann… Meravigliosa. Avevo 14 anni. Rimasi folgorata. Tra una parola e l’altra, a teatro, esistono degli spazi bianchi che possono essere vissuti solo mediante ciò che è gesto, suono, plastica, silenzio, dinamica, colore ecc…, il non detto si limita a suggerire allo spettatore senza imporre ed è questo che amo.

D: Lo sai che scrivi davvero molto bene e che scrivi spesso cose molto profonde?

R: Dici?

D: Il tuo rapporto con la Sicilia?

R: Sono nata a Novara. Amo la Sicilia come ogni altra regione italiana ma nel cuore ho la Basilicata. La mia terra d’adozione.

D: Cosa ti piacerebbe fare oggi?

R: Vorrei fare la veterinaria.

D: Una domanda che non ti ho fatto che avresti voluto che ti facessi

R: Sei in menopausa?

D: Progetti futuri?

R: Vorrei portare le mie “maschere” a teatro, farle uscire dal mio armadio e dare loro più respiro. Per ora le lascio decantare sui social.

D: L’ambiguità è stato un freno o un lasciapassare alla tua carriera?

R: Il poco che ho fatto lo devo alla mia arte, alla mia passione. A niente altro.

D: Quanto è cambiata secondo te la figura della donna transgender oggi rispetto all’epoca di Mary per sempre?

R: Adesso non c’è la poesia che si respirava allora. A quei tempi le transgender coprivano, come oggi, ruoli lavorativi e professionali in maniera del tutto naturale.

D: Ti consideri realizzata?

R: Come femmina sono appagatissima ma devo realizzare ancora tanto.

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