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Intervista a Daniele Segre – regista “Vite da ballatoio” 1984

D: Come mai vite da ballatoio?

R: Nasce da una naturale curiosità, nasce dal mio pensiero su quanto una persona possa essere disposta a soffrire per diventare quello che ha sempre desiderato essere tanto a livello psichico quanto fisico.

D: Come mai il film è introvabile?

R: Mia decisione, esclusivamente mia, non ho mai voluto metterlo su di voi, al massimo solo per proiezioni ove vi sia la mia presenza.

D: Come le contattasti e perchè loro e non altre?

R: Le contattai attraverso un cameriere di un noto ristorante dove andavo spesso a mangiare, in Piazza Madama Cristina. Poi dopo un lungo casting, miriadi di foto (che possiedo ancora e sono davvero splendide) e tanti incontri da loro in Via Provana, dove vi era una autentica comunità di transessuali a prevalenza Barese.

D: Le foto le pubblichiamo su Orlando?

R: No, rimangono dove sono, nel mio archivio.

D: Che reazioni ebbe il film quando usci?

R: Reazioni contrastanti, i gay detenevano quel mondo, e chi viveva di prostituzione, non amavano questa raffigurazione di marginalità e il fatto d avergli dato riserbo non mi portò grande simpatia. Al contrario il film mi diede grandi soddisfazioni in termini di critiche e riconoscimenti nazionali ed internazionali.

D: Sei ancora in contatto con loro?

R: No, a parte qualche raro incontro casuale, ci siamo persi di vista.

D: E’ stato un film importante?

R: Si, molto, con “Ragazzi di stadio” e “Il potere deve essere bianconero” sono le mie realizzazioni cinematografiche che mi hanno portato fortuna come regista e produttore indipendente. E’ stato, direi, il mio trampolino di lancio.

D: E di loro che ricordo ne hai?

R: Un lavoro straordinario con persone davvero di grande umanità, che ebbe gran fortuna (se non altro di critica) grazie alla loro dedizione e impegno.

D: Progetti futuri?

R: Sto girando “Ragazzi di stadio, quarant’anni dopo…” sul gruppo dei tifosi Drughi della Juventus.

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