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Buon compleanno 194!

Sono stati 40 anni di polemiche rituali con pochi di buona volontà, lasciati soli ad occuparsi delle donne e degli aborti. E’ mancata la politica, a volte ostile, più spesso indifferente, che non ha mai voluto pianificare i centri e i servizi per l’aborto, come accade per qualsiasi altra prestazione sanitaria. Certo, gli aborti si sono fatti, lasciando che ci si arrangiasse ospedale per ospedale, ma impedendo che potesse crescere un interesse professionale e sanitario. Sono pure calati di due terzi per una maggiore consapevolezza e una maggiore informazione, come è accaduto i tutti i paesi occidentali.

La vicenda della RU486, introdotta con vent’anni di ritardo, è la prova provata di un disinteresse diffuso, celato dietro slogan e polemiche altisonanti contro gli obiettori, che non ha mai voluto inchiodare le Regioni alle proprie responsabilità. Certo, vi è un peccato originale nella legge 194: quello di avere permesso l’aborto solo nel pubblico e solo negli ospedali, errore non più ripetuto per la legge 40 sulla fecondazione assistita, che prevede le stesse norme sull’obiezione di coscienza. Bisogna dire con chiarezza che 1.481 ginecologi non obiettori, coscienziosi, su 5.018 in Italia sono molti di più dei medici che fanno aborti in Inghilterra.

Lo stesso possiamo dire per i 157 ginecologi non obiettori, coscienziosi, su 439 in Piemonte. Dopo 40 anni è ora che si smetta con le polemiche e che si inizi a considerare le IVG come una prestazione sanitaria da garantire nel migliore dei modi. Spetta alle Regioni programmare i servizi per le IVG individuando gli ospedali di riferimento, dove garantire locali, strumenti e personale sufficiente per effettuare entrambi gli aborti medici e chirurgici.

Un po’ quello che è avvenuto all’ospedale S.Anna di Torino, il cui centro per le IVG accoglie quasi la metà delle IVG del Piemonte con oltre la metà degli aborti che avviene con l’aiuto della RU486.

Buon compleanno 194!

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