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Improvvisamente… l’abito scorso

D: La moda e la sua volontà di recupero, perchè?

R: La moda è lo specchio dei tempi… tra un passato sfarzoso, un presente frammentario e un futuro inimmaginabile. Un tuffo nel passato risponde spesso all’esigenza e al desiderio di sicurezza e stabilità.

D: Quando questo è coerente e quando questo non lo è?

R: Oggi la moda propone diverse modalità di rivisitazione del passato attraverso il dilagante uso dello stile rétro. Questo rappresenta la reinterpretazione post-moderna del nostro modo di vivere basato su contenuti rassicuranti.
Il problema non è tanto la coerenza quanto la traduzione contemporanea che non si limiti ad un noioso déjà vu, privo di contenuti interessanti.

D: Quando nasce storicamente il vintage?

R: Il termine vintage etimologicamente parlando deriva da “vendange” parola francese con cui si indicavano le annate di pregio degli champagne e che poi si è estesa al design e alla moda.
Così oggi si indicano gli oggetti caratterizzati da irriproducibilità e da dettagli e materiali rari e preziosi che costituiscono testimoni storici di un’epoca passata.
Affinché un oggetto acquisisca un interesse e un certo pregio occorre che almeno sia trascorso un ventennio dalla sua presentazione sul mercato.

D: Ti definiresti più uno storico della moda o un semiologo della moda?

R: Nessuno dei due profili corrisponde al mio background che è molto più semplice e meno pretenzioso.
Mi ritengo un professionista del settore moda (con un’esperienza nella produzione e nel merchandising di oltre 25 anni), mosso da curiosità e desiderio costante di comprendere le dinamiche del sistema.

D: Diventi scrittore di tematiche inerenti alla moda ma nasci come?

R: Dopo una laurea in Economia e Commercio con una specializzazione e un master in Marketing, mi sono occupato prima di programmazione della produzione tessile per la grande distribuzione francese e successivamente sono approdato alla moda gestendo un’azienda giapponese associata alla Camera della Moda Italiana.
Nella parte intermedia del mio percorso professionale mi sono confrontato con produzioni di brand tramite contratti di licensing e relativi processi di approvazione.
In parallelo ho sempre sviluppato un’attività didattica sia nella scuola secondaria superiore sia presso corsi universitari.
Attualmente sono consulente per diversi brand e docente presso Accademia del Lusso.

D: Parlaci un pò di Marisa Berenson, visto che ha scritto sul tuo libro, una sorta di prefazione…

Ho conosciuto Marisa Berenson a Parigi due anni fa grazie a comuni conoscenti. Siamo rimasti in contatto via mail e quando le ho chiesto di scrivermi la prefazione per il
mio libro sul vintage ha accettato con piacere e senza esitazione, dimostrando una non comune generosità.
Una donna dotata di spessore, stile ed eleganza oltre ad essere un’attrice di grande talento e discendente di una grande stilista: Elsa Schiaparelli.

D: Cosa ti piace e cosa non ti piace della moda attuale?

R: Purtroppo mi piace veramente poco, ma ho 50 anni e mi sforzo sempre di capire, nonostante il divario generazionale.
Fa parte del mio lavoro non giudicare superficialmente ma cercare pur sempre di comprendere le nuove tendenze.
Oggi la parola d’ordine è “Mix and match”, un vortice di citazioni che creano spesso collezioni schizofreniche alla ricerca di un’identità perseguita, mischiando l’impensabile…pur di illudersi di sfuggire alla globalizzazione.

D: I tessuti tradizionali lasceranno mai il passo ai nuovi tessuti tecnologici?

R: Già assistiamo ad una presenza massiccia di capi sportswear e activewear nei nostri guardaroba.
L’abbigliamento sportivo si mischia a quello formale con una certa nonchalance, dall’utilizzo delle sneakers abbinate a qualsiasi look, all’inserimento nelle collezioni dei più importanti stilisti di tessuti tecnici o di fibre più adatte al nostro stile di vita contemporaneo.
Questo non significa che i tessuti tradizionali spariranno; continueranno ad esistere convivendo con altri sempre più ricercati sotto il profilo tecnologico.

D: Quale stilista attuale, secondo te si rifà maggiormente alla cultura vintage?

R: Non esiste stilista oggi che non si ispiri ad archetipi (dal termine archè, principio delle cose). Gucci sicuramente ha innestato un processo di ripresa e di ipercodifica che piace, stando ai risultati di vendita.
Inoltre attribuendo nuove funzioni d’uso ai capi ha realizzato una vera rivoluzione, quasi una ribellione al total look ordinato e bon ton verso la ricerca di un’aura perduta.
Ma attenzione parliamo di stile vintage rivisitato, non di vintage, tantomeno della sua cultura.
Questa rimane una prerogativa dei negozi di vintage originale

D: La domanda che non ti ho fatto e a cui avresti desiderato rispondere?

R: Perché questo titolo con un’ovvia reminiscenza cinematografica?
Nel mio testo cerco di far ordine tra una serie di concetti: vintage, rétro, heritage.
Su quest’ultimo termine ho giocato il titolo del libro che rappresenta un esercizio di heritage marketing (ripresa di concetti e loro reinterpretazione contemporanea).
Ho quindi preso a prestito il titolo di un film stupendo del 1959 di J. Mankiewicz (“Improvvisamente l’estate scorsa” con Liz Taylor, Katharine Hepburn e Montgomery Clift), estremamente moderno e audace e l’ho ricollocato in un ambito differente e più attuale. Spero piaccia al lettore così come è piaciuto a me idearlo.

PH Credit Domiziana Giordano

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