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The Weeknd, da Youtube all’Olimpo dell’R’n’B

Il dettaglio che colpisce subito quando si ascolta The Weeknd, al secolo Abel Makkonen Tesfaye, sono quelle sonorità in grado di creare una sorta di “giungla sonora” figlia di diverse contaminazioni di genere. Lo stile dell’artista canadese porta nella musica le difficili esperienze che ha passato durante l’infanzia, in cui il padre ha abbandonato la famiglia per formarne una nuova. Figlio di genitori etiopi immigrati in Canada, in seguito all’abbandono paterno il piccolo Abel viene cresciuto dalla nonna, la quale gli insegna l’amarico, la lingua ufficiale dell’Etiopia, tanto da utilizzarla come prima lingua. L’adolescenza di Abel non è di certo più tranquilla. Dopo un turbolento periodo in cui faceva abitualmente uso di droghe pesanti, riesce a trovare una via di uscita dalle cattive abitudini nella musica. Dopo aver pubblicato nel 2010 alcune tracce su Youtube che riescono ad accattivarsi l’attenzione dei media, da alle stampe il suo primo disco, House Of Balloons. Nel corso degli anni lo stile di The Weeknd si fa sempre più ricercato, andando ad inserire nei suoi lavori influenze provenienti da generi musicali diversi quali il punk, l’alt rock, l’hip hop, l’R’n’B, il dubstep e perfino la techno. La sua particolarità è quella di cantare in falsetto, donando ai suoi brani quel tratto distintivo facilmente riconoscibile. Il successo a livello internazionale arriva nel 2016 con la pubblicazione di Starboy, che lo vede collaborare con il duo francese di musica elettronica dei Daft Punk nella traccia omonima. Artista poliedrico, sempre in grado di mettersi in gioco senza tirarsi indietro, ha ben presto riscosso stima nell’ambiente musicale, riuscendo a creare produzioni con diversi artisti tra i quali Lana Del Rey, French Montana, Beyoncé, Ariana Grande, Sia, Lil Wayne, Wiz Khalifa, Kayne West e Kendrick Lamar.

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