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Movie posters graphic stars

La storia della grande illustrazione cinematografica prende avvio, in Italia, con gli albori stessi del cinema nazionale, anche se non tutte le produzioni d’allora dedicarono sufficientemente disponibilità di questo nuovo veicolo promozionale.

Ed essenzialmente per motivi di budget. Produrre espressamente per un film una campagna di lancio era in quei tempi, come del resto rimane oggi, una voce molto gravosa per le economie delle case produttrici ed erano perciò molto poche le borse che si lasciavano allentare i loro cordoni in quella direzione.

In effetti solo le grandi case cinematografiche ricorrevano sistematicamente alla stampa di materiale pubblicitario per i loro film, le produzioni minori erano promosse da un battage molto più casereccio dal punto di vista artigianale: o tramite il richiamo di anonimi affissi o grazie a talentuosi dilettanti che illustravano di volta in volta gli spazi in vetrina dei cinema locali. Renato Casaro, il celebre disegnatore iniziò così, nella sua nativa Treviso.

Per i suoi primi ed ufficiali passi il manifesto cinematografico italiano chiese naturalmente aiuto ai grandi nomi del disegno pubblicitario nazionale.

Nel breve volgere di alcuni anni troviamo coinvolti in questa nuova direzione le firme più eminenti dell’epoca: da Hohenstein a Dudovich, da De Carolis a Codognato, da Metlicovitz a Lasckoff sino all’emergente Bocassile.

Si tratta di una produzione estremamente qualitativa (e ohimè molto rara a trovarsi oggi), anche se fatalmente connessa dal punto di vista stilistico, con il lessico parlato convenzionalmente dalla stragrande maggioranza delle apparizioni pubblicitarie della prima metà di questo secolo.

Dal liberty, e dal suo sinuoso esprimersi, il manifesto cinematografico seppe ben presto licenziarsi e a ricercare, nel decennio che va dagli anni Trenta sino allo scoppio del secondo conflitto mondiale. un suo più individuato procedere.

E ciò avvenne esattamente quando alla pattuglia gloriosa dei pionieri, ai Dudovich, ai Cambellotti, ai Metlicovitz, sottentrarono gradualmente le fatiche di alcuni giovani autori che seppero complessivamente migliorare il livello di autonomia artistica di questo ormai sviluppato movimento espressivo.

Se è vero, come qualcuno ha scritto, che compito del manifesto cinematografico è quello di codificare attraverso forme e colori l’essenza significativa del film per poi trasmetterla senza possibli ambiguità agli occhi del fruitore, questo obiettivo non poté essere pienamente raggiunto sino all’avvento di Anselmo Ballester, Luigi Martinati, e Alfredo Capitani.

Sono loro infatti, tutti nati nell’ultimo quinquennio dell’Ottocento, a traghettare idealmente l’arte dell’affiché cinematografiça verso una sintesi espressiva moderna, cancellando gli ultimi legami con le atmosfere congestionate e “floreali” della pubblicistica anteriore alla seconda guerra mondiale, e concentrandosi, invece, su di un segno iconografico più sobrio, diretto, semanticamente più rettilineo.

Rimane in loro, e vero, molto di tradizionale; le loro matite incappano volentieri in “ornati” di puro stile accademico, come da “accademia” si rivela il loro frequente ricorso ad un sognante ritrattismo, soprattutto nei soggetti di natura femminile, la colorista raramente si sfaccia in segnali pesanti e clamorosi. Ma ciò che è originale in loro è l’ideazione di un nuovo spazio rappresentativo, una icona che rifugge da qualsiasi tipo di fondaie per concentrare tutta l’attenzione della lettura sulle forme recitanti dei protagonisti, veri veicolari del “dramma” filmico. Su questa via si sviluppò poi l’artigianato dei “nuovi”, le firme giovani che illustrarono mirabilmente la produzione cinematografica dal dopoguerra sino agli anni più vicini alla nostra memoria: da Manfredo ai fratelli Nistri, da Dante Manno ad Averardo Ciriello, da Cesselon a Longi, per non parlare poi della famiglia De Seta o di Nano, la firma forse più talentuosa degli ultimi decenni.

Ed è proprio di quest’ultima covata d’illustratori e dei maestri che l’hanno inconsapevolmente generata, che queste pagine vogliono più diffusamente parlare, presentando le note più salienti delle loro biografie artistiche, ad uso e beneficio di coloro che si affacciano timidi ed incuriositi allo straripante e tentacolare mondo del collezionismo cinematografico.

ANSELMO BALLESTER

Con Luigi Martinati e Alfredo Capitani da vita alla BCM, una delle prime agenzie specializzate per la produzione di bozzetti promozionali per il cinema. Al lavoro dei tre si deve la nascita della moderna illustrazione filmica. Staccatisi dalle tradizioni, arricchirono il lessico il lessico degli affissi cinematografici con il sapiente ricorso a immagini e situazioni pittoriche nuove per il campo in cui si proponevano; un ventaglio di opzioni strappato alle più disparate culture iconografiche che questi artisti seppero mirabilmente comporre in un’espressione visiva nuova ed efficace. Soprattutto Ballester seppe dar vita ad un linguaggio tutto suo: accademico nei tratti e nell’impostazione, ma altamente originale nella sintesi e dei colori. Nacque a Roma nel 1897 da una famiglia di origine spagnola. Apprese dal padre Federico, pittore e grafico discretamente considerato nella capitale i primi rudimenti del disegno, perfezionati poi, con la frequenza di regolari corsi all’Accademia di Belle Arti di Roma. Si avvicinò al cinema sin dal 1910, inaugurando una carriera che perdurò per circa mezzo secolo. La sua produzione fu la prima ad essere valutata e sottolineata dalla moderna critica d’arte mediante saggi, mostre e documentari( su tutto prevale l’ottimo documentario “Tempo di cinema” realizzato da Libero Bizzarri e Mario Verdone). Alla sua morte, avvenuta nel 1974, molta parte della sua produzione di bozzetti e schizzi venne donata dalla sua famiglia all’Università di Parma. Tra i film più famosi da lui illustrati spiccano nella ricerca collezionistica Eterna Armonia ( A song to remember), Fronte del porto (On the waterfront), Da qui all’eternità (From here to eternity), Trinidad (Affair in Trinidad).

ALFREDO CAPITANI

Nato nel 1895 a Ciampino, nei pressi di Roma, intraprese dapprima la carriera di scenografo teatrale, passando poi al mestiere di grafico prima generico ( molti suoi manifesti per fiere e manifestazioni per l’Italia del Ventennio) ed in seguito cinematografico. Dopo l’incontro imprenditoriale con Ballester e Martinati, Capitani si dedicò quasi totalmente a questa attività, formando, nel corso di una carriera pluridecennale, una tra le più raffinate e valide produzioni oggi collezionabili. Il suo stile si distacca abbastanza nettamente dagli ornati ballasteriani o dal “realismo” di Martinati. Il suo è un disegno vivo, immediato alla fruizione, composto da linee incisive e dirette che contengono un sapiente e particolare uso del colore e dell’ombreggio. Estremamente moderno nell’uso della utilizzazione, Capitani viene però curiosamente considerato “minore” dalla critica italiana rispetto alle altre due illustri firme che furono sue compagne di sodalizio. Morì a Roma nel 1985. Tra i “suoi” film: Sfida Invernale ( My darling Clementine), Moby Dick, Gilda, Il peccato di Lady Considine ( Under Capricorn).

 

The history of the great Italian film illustrations begins at the same time as national films, althought not all productions were ready to dedicate time and money to this new type of promotion. Producing a launching campaign for a film in those days was no different was no different really from today. It was very expensive and therefore few film producers took it up. In actual fact, only the big film companies printed publicity material for their films. The smaller companies publicized throughout posters painted by amateurs and displayed in the windows of the local cinemas. The famous designer, Renato Casaro began like this in his home town of Treviso. For the very first steps towards posters, the Italian film companies naturally asked well-know artists and in a few years, the most important designers were involved such as Hohenstein, Dudovich, De Carolis, Codognato, Mtlicovitz and Lasckoff. The production was extremely qualitative( a different thing to find today) even if fatally connected from a stylistic point of view, to conventional lexicon, used in the majority of publicity material in the first half of this century. But in the ten years between the 30’s and the outbreak of World War II, the film poster found its feet in advertising. This happened at the moment when a few young authors were gradually beginning to join the hard work of the those glorious pioneers, Dudovich, Cambellotti, and Metlicovitz, and improve the level of artistic autonomy. If it’s true, as someone wrote, that the whole idea of the film poster was to codify, through forms and colors the significant essence of the film, to then transmit without the possibility of ambiguity to the eyes of the people, this object wasn’t completely reached until the appearance of Anselmo Ballester, Luigi Martinati and Alfredo Capitani, It is these in fact, all born in the 1850’s, to ferry the art of film posters towards an expressive modern synthesis, canceling the last ties with the overcrowded and “flowery” way of publicizing that existed before the second World War, and concentrating instead on an iconographical sign that was more sober, direct and upright. It’s true also that we can find much that is traditional in them. The pens of the artists fall into an ornate style that is purely academic and this “academic” style is also frequently found in the dreamy female portraits where hard, daring colors are rarely seen. But that which is original in them is the ideation of a new representative space, an icon that avoids any kind of background therefore concentrating on the reciting forms of the protagonists and the real object of the film “drama”. The “new” craftsmen develop along these lines; the young designers who illustrated admirably film productions from post wartime up to more recent times: from Manfredo to the Nistri brothers, from Dante Manno to Averardo Ciriello, from Cesselon to Longi, not to mention the De Sica family or Manno, perhaps the most talented of those last ten years. It is with these last illustrators and the “masters” and what they unknowingly generated and that these pages want to speak more about, presenting the more important notes of their artistic biographies, to those who face timidly and curiously the tentacular world of cinematography collecting.

ANSELMO BALLESTER

One of the first agencies, specialized in the ventail of options torn away from different iconographical cultures that these artists knew how to put together to give visual expression that was both new and efficient. Above all, Ballester knew how to give life; academic when dealing with the formulation, but highly original in the syntheis of the signs and colors. His family was of Spanish origin but he was born in Rome in 1897. He learnt a lot from his father, who was a painter and graphic and quite well known in the capital, the first ideas of drawing, which he then improved by attending courses at the Academiy of Fine Arts in Rome. His career with the cinema began in 1910 and lasted half a century. His productions were the first to be evaluated and underlined by modern art critics, through essays, exhibitions and documentaries( above all the excellent documentary “Tempo di cinema” by Libero Bizzarri and Mario Verdone). When he died in 1974, many of his sketches were donated to the University of Parma by his family. Amongst the most famous films he illustrated and high on the list for collectors is ETERNA ARMONIA( A song to remember), FRONTE DEL PORTO( On the waterfront), DA QUI ALL’ETERNITA’ (From here to eternity) and TRINIDAD ( Affair in Trinidad).

ALFREDO CAPITANI

Alfredo Capitani was born in Ciampino, near Rome in 1895. He began his career as theater scenographer, passing on to graphic, just in a very general way at the start( many of posters were for fairs and manifestations for Italy). and finally on to cinematography. After meeting Ballester and Martinati, Capitani dedicated himself entirely to this activity, forming in the course of his long carrier, one of the most refined and valid productions collected today. His designs are alive, directed at enjoyment. Made up of incisive, direct lines that a sage shadows. Capitani’s use of stylized art is extremely modern, but strangely enough he is considered “minor” by the Italian critics in the respect to the other two illustrious designers who were his fellow- artists. He died in Rome in 1985. Amongst his “films”: SFIDA INVERNALE (My darling Clementine), MOBY DICK, GILDA, IL PECCATO DI LADY CONSIDINE( Under Capricorn).

 

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