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Bruno Mars, fenomenologia di un talento e di un disco che fa bene alla musica

La musica pop specialmente quella degli ultimi anni, pare essere rumore vomitato a caso fuori dalle casse. Interferenze sonore che difficilmente rimangono nell’immaginario collettivo o che sono in grado di creare delle star di prima grandezza. Persa la centralità di Mtv e il suo magnetico potere decisionale sui gusti musicali di massa, le frontiere della fruizione della musica hanno aperto le porte a personaggi che qualche anno fa non avrebbero potuto neanche avvicinarsi al bancone del mixer, figuriamoci incidere un disco ed avere successo. Per fortuna ci sono sempre delle piacevoli eccezioni. Tra queste figura senza ombra di dubbio Bruno Mars, il nome talentuoso di quello stile travolgente di fare pop che trasmette passione. Spesse volte viene definito come il degno erede di Michael Jackson per via di alcune somiglianze vocali e la maestria nel saper spaziare da un genere all’altro senza troppe difficoltà. Poli strumentista in grado di suonare pianoforte, chitarra, batteria, basso, armonica a bocca e ukulele, nel corso degli anni ha saputo imporsi sulla scena musicale internazionale grazie ad alcune hit che gli hanno permesso di mettere in mostra tutta la sua ecletticità artistica. Dalla hit radiofonica The Lazy Song, brano dal video semplice ma diretto e una sonorità marcatamente pop passando all’ultimo album 24k Magic ne è stata fatta di strada. E si può ascoltare. Ogni canzone di questo album prende per mano l’ascoltatore e lo porta in un viaggio attraverso i generi musicali che sono i punti cardine dello stile del cantante. Ma attenzione: non è una banale imitazione di un qualcosa che non c’è più, bensì un progetto con una propria identità, realizzato per esprimere al meglio quel talento che aspettava soltanto l’occasione giusta per esprimersi al massimo delle sue potenzialità. C’è il travolgente funky di Uptown Funk, la title track 2K Magic e il chiaro omaggio a James Brown contenuto in Perm. Si passa poi a sonorità marcatamente anni Novanta con la scatenata Finesse per giungere ai lenti che non privano il disco di quel continuo e mai banale collegamento tra sonorità del passato in una buona chiave moderna. Speciale menzione meritano Versace On The Floor, Straight Up & Down e Calling All My Lovers (quest’ultima evidente omaggio sonoro alle produzioni di Giorgio Moroder). Il segreto del successo di Bruno Mars, artista in grado di fare incetta di premi nella passata edizione dei Grammy Awards in svariate categorie, è la perfetta continuità di quelle sonorità che si credevano terminate con artisti del calibro di Michael Jackson, Stevie Wonder, Marvin Gaye e tanti altri. Riuscire a proporre questo sound in chiave moderna rimanendo originale senza risultare un mero scimmiottamento fine a se stesso non è cosa da tutti. Un vero talento dell’altro mondo, più precisamente di “Marte” ( o Mars, per gli anglofoni).

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