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Stefano Moretti, Scappare fortissimo, Einaudi, 2011.

Un romanzo ubriaco, nella definizione dell’autore, scomparso da poco dopo aver pubblicato una raccolta di poesie nel 1980 e una lunga prosa che misura il passo di una trasgressione taciuta, che vive nelle isole notturne la propria liberazione.
Giovanni Prati è il protagonista delle tre giornate in cui il baratro del passato vocifera con un futuro di crisi, nella dimensione che unisce il marketing di una multinazionale ai corpi ricordati, all’infusione nella poetica della fantasia, della penetrazione come collante con la maschera diurna, delle sostanze che alleggeriscono la solitudine e della verità di un’attrazione per il proprio sesso, unica bussola in un mondo di cinici.

 

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