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Lovers Film Festival

C’era una volta.

C’era una volta un film, un piccolo film (che c’è ancora), il nostro primo, Dalla vita di Piero, che diede origine a un’esperienza che sicuramente ha lasciato il segno nella vita di molti. In quella di Ottavio e nella mia sicuramente!

Quell’esperienza che voleva essere, e lo fu, parte integrante del nostro essere e del nostro vivere quotidiano si chiamava “Festival Internazionale di Film con Tematiche Omosessuali – “Da Sodoma a Hollywood”. Sono passati 32 anni, a volte vissuti anche “pericolosamente”, che non potranno mai cancellare l’emozione che si è ripetuta ogni volta in cui che si sono spente le luci in sala per far partire “I Film che cambiano la vita”: claim storico, ancora oggi rimasto impresso nella mente di molti, pensato per invitare i tanti detrattori a scoprire quanto può essere importante e necessario guardare al mondo e conoscere le vite di chi chiede solo di essere se stesso. Questi anni e questi festival sono serviti? Spesso me lo chiedo e mi viene chiesto. Chi, forse meglio di me, vive raccontando lo stato delle cose, ci dice di sì, suggerendo a me e a tutte e tutti di pensare a quanto è successo poco tempo fa a Orlando o alle recenti notizie dalla Cecenia. Quindi credo che la risposta giusta sia: in Italia solo qualcosa di importante è successo, le Unioni Civili, c’è ancora tanto da fare, possono servire ancora tanti festival. Ma i festival non servono solo a smuovere le coscienze ma anche a diffondere e promuovere il buon cinema “portandolo” a chi lo ama.

Mi viene istintivamente alla mente un film, fra le migliaia: Malanoche di Gus Van Sant, vincitore nel 1988 della terza edizione del festival. E proprio Gus Van Sant e tanti altri autori, passati da Torino con i loro film, hanno fatto la storia. Non solo del cinema o del movimento LGBT. Penso a Derek Jarman, Gregg Araki, Robert Epstein e Jeffrey Friedman, Eytan Fox, Ira Sachs, Rose Troche, John Waters, Brillante Mendoza o a Alain Guiraudie, ed è difficile citarli tutti… Così come è difficile elencare gli amici ospiti, ma qualcuno ci tengo a ricordarlo: Claudia Cardinale, James Ivory, Liliana Cavani, Stuart Milk, Lindsay Kemp, Wieland Speck, Chiara Francini, Alessandro Borghi, Paola Turci, Negramaro, Patty Pravo, Gianni Amelio, Pippo Del Bono, Arisa, Franco Nero, Matthew Bourne, Lino Banfi, Paola Cortellesi, Lucia Bosé, Paola Pitagora, Alessio Vassallo, Luciana Littizzetto, Orietta Berti, Levante, Giuliana De Sio, Veronica Pivetti, Carolina Crescentini, Luca Ronconi, Ivan Cotroneo, Ferzan Ozpetek.

Poi penso alle tante ragazze e ai tanti ragazzi che tutti gli anni venivano a ringraziare perché il festival o un film, aveva dato loro l’opportunità di incontrarsi. Penso anche all’amore del pubblico e la critica che ci ha sempre sostenuto e ai tanti compagni di viaggio che hanno fatto, amato e amano il festival. Penso infine alla istituzioni: a Marziano Marzano, il primo Assessore, colto e illuminato; al Comune di Torino; alla Regione Piemonte, al Ministero del Turismo e dello Spettacolo; al Museo Nazionale del Cinema o all’Ambasciata di Israele, il British Council, il Goethe Institut, il Colegio de Salamanca, il B.F.I., l’Ambasciata del Canada, il Ministero dello Spettacolo di Spagna, il Centre Culturel Français, e ai tanti privati che hanno creduto nel festival già quando non era scontato o “alla moda” farlo.

Ecco, c’era una volta un film, c’era una volta un festival: c’era una favola, ora storia.

Questa storia ora si chiama “Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions”.

Giovanni Minerba

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